La procura di Firenze punta i riflettori sia sulla fase emergenziale che sugli interventi precedenti al disastro

La Nazione questa mattina riporta che nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla procura di Firenze per la devastante alluvione di Campi Bisenzio nel novembre del 2023 ci sono degli indagati, dei quali per il momento non si conosce né l’identità né il numero. L’attenzione degli inquirenti, riporta il quotidiano, si rivolge verso chi ha gestito le fasi dell’emergenza e diretto le misure adottate per l’allerta meteorologica e di rischio alluvione e chi ha gestito i fondi per la manutenzione sui corsi d’acqua e realizzato gli interventi.

Il quotidiano puntualizza che i reati contestati potrebbero essere (per il momento si resta nel campo delle ipotesi) di omicidio colposo e disastro colposo.

Nel corso delle indagini, spiega La Nazione, gli inquirenti hanno cercato di capire cosa potesse e dovesse essere fatto per proteggere il territorio dal rischio idraulico sia sul fiume Bisenzio che sul reticolo minore come i torrenti Marina, Fosso Reale e Marinella, se siano stati correttamente gestiti i fondi europei stanziati per gli interventi per il rischio idrogeologico e idraulico e se la fase di emergenza sia stata gestita correttamente da parte di chi di dovere.

Per ricostruire con la massima esattezza la vicenda, La Nazione specifica che la procura di Firenze potrebbe affidare a dei consulenti l’incarico di accertare le cause che hanno determinato l’inondazione e se questa poteva essere in qualche modo evitata.

Nell’alluvione del 2023, durante la quale caddero su campi 180mm di pioggia in sei ore, vennero allagati due terzi del territorio e colpite 30mila persone, per un totale di due miliardi di euro di danni, perse la vita Gianni Pasquini, travolto dalla piena la sera del 2 novembre.


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