Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

Un libro colto, piacevole e interessante, frutto di una ricerca dettagliata che indaga sul bacio come lingua universale. “Il bacio da sfogliare (Cinquesensi Editore, copertina di Omar Galliani e illustrazioni al tratto di Emma Dal Falco) di Ilaria Guidantoni, giornalista fiorentina, scrittrice e traduttrice, rivela tanti aspetti e curiosità compiendo un viaggio nel tempo e nello spazio.

Il volume ha ricevuto il Riconoscimento di Merito dal Premio Letterario Internazionale “Poesia Narrativa Saggistica Sarzanae” 2025 e la Segnalazione d’Onore all’XLII Edizione del Premio Firenze.

La nuova edizione ampliata aggiunge il capitolo sulla musica, in particolare sul Belcanto con la lirica, ma anche sulla Canzone italiana e quella popolare come La porti un bacione a Firenze di Spadaro, con il qr code da cui ascoltare la selezione musicale citata.

Come nasce questo libro?
“Difficile dargli una genesi precisa”, risponde l’autrice, “forse dalla richiesta di un aforisma per l’Agenda del Giornalista del 2022 Perrone Editore quando scrissi che A ogni bacio ritroviamo l’armonia e la pienezza del seno materno e lì cerchiamo la felicità”.

Dalla prima esperienza di vita con la madre, il bacio diventa così il simbolo dell’inizio di ogni amore. Nelle diverse civiltà il bacio può assumere propri significati. Sfogliando le pagine del libro, incontriamo in letteratura “l’apostrofo rosa”, come fu definito dal poeta drammaturgo francese Edmond Rostand, alias Cyrano de Bergerac, secondo varie accezioni. 

Tra le varie culture, uno dei baci più insoliti è quello “naso contro naso” in Nuova Zelanda, mentre “il bacio a morsi” nella Papua Nuova Guinea consiste nel mordicchiare il sopracciglio ed essendo ritenuto molto eccitante è proibito in pubblico. Fra i tanti baci ogni lettore sceglie quelli più affini alla propria sensibilità, come ad esempio in arte il bacio di Klimt e il gruppo scultoreo di Auguste Rodin.

Nella
fotografia lo scatto del 1950 di Robert Doisneau, un inno al ritorno alla normalità dopo la guerra, anche se non fu immortalato un bacio all’insaputa degli amanti ma ‘costruito’ come un set cinematografico. 

Immagini trasgressive
come Il bacio dei poliziotti di Banksy o i cartelloni pubblicitari del 1991 di Oliviero Toscani per Benetton con il bacio tra un prete e una suora.

Nel cinema il bacio appassionato tra Clark Gable e Vivien Leigh in Via col vento, di addio tra Humphrey Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca, romantico sotto la pioggia in un vicolo newyorkese di fine anni Cinquanta tra Audrey Hepburn e George Peppard in Colazione da Tiffany. E la scena finale in Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore con l’immagine di tutti i baci censurati nel corso degli anni e rimontati dal vecchio proiezionista.

In cucina il bacio è un dolce cibo da gustare.

È forte, però, il contrasto fra l’oggi dominato da social ed emoticon e i versi di Jacques Prévert: “I ragazzi che si amano si baciano in piedi/ contro le porte della notte/ e i passanti che passano li additano/ ma i ragazzi che si amano/ non sono lì per qualcuno”. “Oggi i baci vengono usati come firma alla fine di un messaggio oppure ci si bacia solo per una foto o un video”, dice Ilaria Guidantoni, “ma io lo trovo poco autentico e tutto ciò svilisce il bacio”.

Che cosa è dunque il bacio?
“Un dialogo muto, un passo a due che è la scintilla della vita. Parafrasando Eraclito, il bacio fa sì che due diventino uno 
ma non si annulli l’individualità. Il bacio più bello è quello che ancora dobbiamo dare o ricevere, perché c’è sempre un orizzonte davanti a noi”. 
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