"I miei tempi non sono quelli della politica. I parlamentari hanno rinviato la discussione sul fine vita a settembre, come se la mia malattia potesse prendersi una pausa estiva. I miei tempi non sono neanche quelli della giustizia. I giudici chiedono altra documentazione" e "approfondimenti. Ma ogni giorno in più, per me, è sofferenza", "tortura", "umiliazione". Vi chiedo una sola cosa: fate presto".
Così, attraverso l'associazione Coscioni, Libera, la donna che avuto accesso al suicidio assistito ma essendo paralizzata ha chiesto di essere aiutata da un medico a morire. Il caso è finito in Consulta che ha dichiarato il quesito inammissibile.
La sentenza della Consulta sul caso di Libera è stata depositata venerdì scorso. Chiamata a valutare la questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Firenze per l'articolo 579 del codice penale - omicidio del consenziente ovvero l'eutanasia -, la Corte non è entrata nel merito ma ha dichiarato inammissibile il quesito per difetto di motivazione del giudice circa la reperibilità dei dispositivi di autosomministrazione del farmaco letale per Libera.
La donna, 55 anni, toscana, è paralizzata dal collo in giù a causa della sclerosi multipla: le servirebbe un dispositivo di autosomministrazione del farmaco attivabile con comando vocale o tramite bocca o occhi.
In base alla sentenza della Consulta, quindi, evidenzia l'associazione Coscioni, il giudice dovrà verificare a livello nazionale l'esistenza di tale strumentazione. Nel frattempo però "le condizioni di Libera sono peggiorate, non riesce quasi più a parlare". La donna ha così affidato all'associazione Coscioni le sue parole, spiegando: "Capisco che sia difficile comprendere davvero cosa significhi per me continuare ad aspettare. Ma è proprio questo il punto: i miei tempi non sono quelli della politica" nè della giustizia.
"La Corte costituzionale non entra nel merito della questione di legittimità costituzionale esaminando l'articolo 579 codice penale - osserva Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni e legale di Libera di cui coordina anche il collegio di studio e difesa - non chiude la porta, anzi ribadisce e rilancia alcuni principi fondamentali", cioè "il diritto all'autodeterminazione e il ruolo attivo del Servizio sanitario nazionale nel fine vita. Ora il procedimento su Libera torna al tribunale di Firenze, che dovrà effettuare delle verifiche su scala nazionale, coinvolgendo anche il ministero della Salute".
"L'urgenza - aggiunge - è evidente: le condizioni cliniche di Libera stanno peggiorando e ogni ulteriore rinvio rischia di trasformarsi in una concreta negazione del diritto che le è stato già riconosciuto. In questi casi, il tempo non è una semplice variabile: diventa parte integrante del diritto stesso".
Così, attraverso l'associazione Coscioni, Libera, la donna che avuto accesso al suicidio assistito ma essendo paralizzata ha chiesto di essere aiutata da un medico a morire. Il caso è finito in Consulta che ha dichiarato il quesito inammissibile.
La sentenza della Consulta sul caso di Libera è stata depositata venerdì scorso. Chiamata a valutare la questione di legittimità costituzionale sollevata dal tribunale di Firenze per l'articolo 579 del codice penale - omicidio del consenziente ovvero l'eutanasia -, la Corte non è entrata nel merito ma ha dichiarato inammissibile il quesito per difetto di motivazione del giudice circa la reperibilità dei dispositivi di autosomministrazione del farmaco letale per Libera.
La donna, 55 anni, toscana, è paralizzata dal collo in giù a causa della sclerosi multipla: le servirebbe un dispositivo di autosomministrazione del farmaco attivabile con comando vocale o tramite bocca o occhi.
In base alla sentenza della Consulta, quindi, evidenzia l'associazione Coscioni, il giudice dovrà verificare a livello nazionale l'esistenza di tale strumentazione. Nel frattempo però "le condizioni di Libera sono peggiorate, non riesce quasi più a parlare". La donna ha così affidato all'associazione Coscioni le sue parole, spiegando: "Capisco che sia difficile comprendere davvero cosa significhi per me continuare ad aspettare. Ma è proprio questo il punto: i miei tempi non sono quelli della politica" nè della giustizia.
"La Corte costituzionale non entra nel merito della questione di legittimità costituzionale esaminando l'articolo 579 codice penale - osserva Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni e legale di Libera di cui coordina anche il collegio di studio e difesa - non chiude la porta, anzi ribadisce e rilancia alcuni principi fondamentali", cioè "il diritto all'autodeterminazione e il ruolo attivo del Servizio sanitario nazionale nel fine vita. Ora il procedimento su Libera torna al tribunale di Firenze, che dovrà effettuare delle verifiche su scala nazionale, coinvolgendo anche il ministero della Salute".
"L'urgenza - aggiunge - è evidente: le condizioni cliniche di Libera stanno peggiorando e ogni ulteriore rinvio rischia di trasformarsi in una concreta negazione del diritto che le è stato già riconosciuto. In questi casi, il tempo non è una semplice variabile: diventa parte integrante del diritto stesso".
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