La Consulta chiede nuove verifiche sui dispositivi per l’autosomministrazione del farmaco letale

Si attende che il tribunale di Firenze fissi una nuova udienza per il caso di Libera, dopo la decisione della Corte costituzionale a cui il giudice del capoluogo toscano aveva rimesso la questione di legittimità costituzionale sull'eutanasia. La donna, 55 anni, dal 2007 affetta da sclerosi multipla a decorso progressivo primario che l'ha resa completamente paralizzata: ha avuto l'ok per l'accesso al suicidio assistito ma le sue condizioni non le consentono di autosomministrarsi il farmaco letale.

La Consulta ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità per motivi procedurali, collegandola a un mancato approfondimento da parte del tribunale in ordine alla reperibilità di strumenti di autosomministrazione per persone con tetraparesi: la ricerca si è fermata al solo ambito sanitario regionale. Secondo la Corte invece doveva essere estesa a livello nazionale. Per la Consulta "le verifiche concernenti l'esistenza della strumentazione idonea e, in caso affermativo, la concreta disponibilità della stessa avrebbero richiesto il coinvolgimento di organismi specializzati operanti, col necessario grado di autorevolezza, a livello centrale, come, quanto meno, l'Istituto superiore di sanità, organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale, al quale sono assegnate specifiche funzioni istituzionali di natura consultiva, anche per le aziende sanitarie locali".

Per la Consulta chi come Libera ha avuto riconosciuta la sussistenza dei requisiti, "ha diritto di essere accompagnata dal Servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito, diritto che, secondo i principi che regolano il servizio, include il reperimento dei dispositivi idonei, laddove esistenti, e l'ausilio nel relativo impiego". Dunque spetterà ora al tribunale avviare un'istruttoria sull'esistenza, in Italia di dispositivi "di autosomministrazione azionabili con la voce o con movimenti della bocca o degli occhi", necessari per chi come Libera non può usare gli arti.
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