"Questa nuova morte in uno degli istituti di pena storicamente più problematici, cioè illegali, d'Italia conferma, tra le tante altre cose, la necessità di investire fattivamente e immediatamente in sostegno a problemi di salute mentale della popolazione detenuta. Dall'inizio anno, sono tre le persone che si sono tolte la vita a Sollicciano". Così l'Associazione Luca Coscioni in merito al suicidio di una detenuta 26enne nel carcere fiorentino.
"Elena, che pare si sia impiccata ai pilastrini del balconcino della propria cella, era cresciuta in una comunità - aggiunge in una nota -, la sua condizione di marginalità sociale le aveva fatto compiere atti di violenza inaudita quanto gratuita, per cui era stata condannata alla reclusione. Per questi motivi stava seguendo un percorso di disintossicazione, e da poco aveva raggiunto le condizioni per poter richiedere l'assegnazione ai domiciliari".
Anche nella sezione femminile di Sollicciano, ricorda l'associazione, vi sono "carenze strutturali croniche, già segnalate in passato da parte degli ispettori, che contribuiscono a rendere le condizioni di vita del carcere ancor più difficoltose e senza segnali di concreta attenzione istituzionale. Anche per questi motivi, il giorno precedente il suicidio di Elena si era tenuta una protesta di detenute che avevano appiccato un incendio a fine dimostrativo".
Secondo l'associazione Coscioni "oltre al degrado dei locali resta l'inadeguata offerta terapeutica relativa a situazioni o patologie psichiatriche. Per questi motivi, l'Associazione Luca Coscioni invita l'Asl competente a svolgere nuove visite con particolare attenzione ai servizi e luoghi dedicati alla salute mentale e si unisce all'appello lanciato in primavera dall'associazione Antigone e Magistratura Democratica che chiede la chiusura della struttura".
"Elena, che pare si sia impiccata ai pilastrini del balconcino della propria cella, era cresciuta in una comunità - aggiunge in una nota -, la sua condizione di marginalità sociale le aveva fatto compiere atti di violenza inaudita quanto gratuita, per cui era stata condannata alla reclusione. Per questi motivi stava seguendo un percorso di disintossicazione, e da poco aveva raggiunto le condizioni per poter richiedere l'assegnazione ai domiciliari".
Anche nella sezione femminile di Sollicciano, ricorda l'associazione, vi sono "carenze strutturali croniche, già segnalate in passato da parte degli ispettori, che contribuiscono a rendere le condizioni di vita del carcere ancor più difficoltose e senza segnali di concreta attenzione istituzionale. Anche per questi motivi, il giorno precedente il suicidio di Elena si era tenuta una protesta di detenute che avevano appiccato un incendio a fine dimostrativo".
Secondo l'associazione Coscioni "oltre al degrado dei locali resta l'inadeguata offerta terapeutica relativa a situazioni o patologie psichiatriche. Per questi motivi, l'Associazione Luca Coscioni invita l'Asl competente a svolgere nuove visite con particolare attenzione ai servizi e luoghi dedicati alla salute mentale e si unisce all'appello lanciato in primavera dall'associazione Antigone e Magistratura Democratica che chiede la chiusura della struttura".
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