Al centro d’accoglienza Abamelek, sulla collina vicino al Galluzzo, vivono circa cinquanta profughi ucraini, per lo più mamme con bambini, fuggiti dalle zone occupate dai russi come Melitopol’ e Mariupol. Tra loro c’è Olga, ex professoressa, e Raisa, che ha tentato di tornare in Ucraina senza successo. La vita qui, seppur sicura e organizzata, non può sostituire la casa lasciata alle spalle: molte abitazioni sono ora occupate da civili russi.
Il centro offre stanze con bagno privato, spazi comuni, attività ludiche e supporto di operatori diurni e notturni, oltre alla mediazione culturale. I bambini frequentano scuole locali, imparano l’italiano e si integrano, mentre le mamme lavorano come collaboratrici domestiche. Alcuni bambini con fragilità ricevono sostegno dalla comunità e dalla Asl.
La Caritas ha organizzato anche momenti di svago, come il campeggio estivo al mare, per offrire ai piccoli profughi esperienze di normalità e gioia. Nonostante l’accoglienza, la nostalgia per l’Ucraina e il desiderio di ricongiungersi con i familiari lontani restano al centro della vita quotidiana di queste famiglie.
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