Tra vecchi equivoci e nuove responsabilità

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Nel duello con la Juventus, Paolo Vanoli ha rimesso Nicolò Fagioli al centro del villaggio – o meglio, davanti alla difesa, dove già Pioli aveva provato a collocarlo con risultati poco entusiasmanti. L’avvio è stato da brividi: impacciato, ammonito subito, più timoroso che ispirato. Ma col passare dei minuti, complici le scosse dell’intervallo, il centrocampista ha iniziato a respirare il ruolo: niente arretramenti inutili, più partecipazione al traffico creativo di Mandragora e Sohm e una percentuale di passaggi riusciti che racconta almeno un tentativo di rinascita. Piccoli passi avanti, certo, ma in una Fiorentina che fatica a tenere palla ogni dettaglio assomiglia a un possibile indizio di risveglio.

Resta però l’equivoco di fondo: per Vanoli, Fagioli rende meglio da mezzala di palleggio, non da regista puro. Eppure, nell’emergenza viola, tocca a lui cucire trame e fiducia, evitando l’ennesimo “compitino” che fa sbadigliare pure i pali della porta. Con il mercato alle porte e un investimento importante da giustificare, non bastano prestazioni da 6 stiracchiato per mettere a tacere le voci sul futuro. Dopo tre allenatori che continuano a crederci, ora la risposta definitiva deve darla lui: o riprende per mano questa squadra in apnea, o rischia davvero di vedere il cancello del Viola Park diventare un’uscita più che un ingresso. 

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