Condanne confermate al processo ter in Cassazione per la morte di Duccio Dini, il 29enne fiorentino travolto e ucciso a un semaforo in via Canova da un'auto impegnata in un inseguimento tra clan di nomadi per un regolamento di conti, la mattina del 10 giugno 2018. I giudici hanno ribadito la condanna per Kjamuran Amet (18 anni e 2 mesi), Dehran Mustafa e Antonio Mustafa (18 anni) con l'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Erano già diventate le condanne inflitte a Remzi Mustafa, l'uomo che era alla guida della Volvo (25 anni per omicidio volontario con dolo eventuale) e a Kole Amet e a Emin Gani (7 anni per tentato omicidio): avevano partecipato con un furgone alla fase iniziale dell'inseguimento di Rufat Bayram, ma un guasto alla ruota li aveva costretti a fermarsi.
Dopo sette anni e sei processi, di cui tre in Cassazione, è stata messa la parola fine alla vicenda giudiziaria partita da una faida tra famiglie nomadi. Quella mattina fu organizzata una spedizione punitiva nei confronti di Rufat Bayram, "colpevole" di aver costretto la moglie a prestare un giuramento di fedeltà. Il voto fu ripreso con il cellulare e postato sui social, provocando l'indignazione di Amet Remzi, il padre della donna. La discussione tra suocero e genero degenerò e il più anziano rimase ferito. Dopo qualche giorno, Antonio Mustafa incrociò Bayram nel parcheggio dell'Esselunga e chiamò a raccolta i parenti. Due auto - una Volvo e una Lancia Libra - e un furgone, si misero a inseguire la Zafira condotta da Bayram. Il folle inseguimento per le strade della città si concluse tragicamente.
Dopo sette anni e sei processi, di cui tre in Cassazione, è stata messa la parola fine alla vicenda giudiziaria partita da una faida tra famiglie nomadi. Quella mattina fu organizzata una spedizione punitiva nei confronti di Rufat Bayram, "colpevole" di aver costretto la moglie a prestare un giuramento di fedeltà. Il voto fu ripreso con il cellulare e postato sui social, provocando l'indignazione di Amet Remzi, il padre della donna. La discussione tra suocero e genero degenerò e il più anziano rimase ferito. Dopo qualche giorno, Antonio Mustafa incrociò Bayram nel parcheggio dell'Esselunga e chiamò a raccolta i parenti. Due auto - una Volvo e una Lancia Libra - e un furgone, si misero a inseguire la Zafira condotta da Bayram. Il folle inseguimento per le strade della città si concluse tragicamente.
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