A distanza di un anno dalla strage del deposito Eni di Calenzano (Firenze), oggi l'inaugurazione di un memoriale con una targa in ricordo delle cinque vittime dell'esplosione: Davide Baronti, Franco Cirelli, Carmelo Corso, Vincenzo Martinelli e Gerardo Pepe realizzato dal Comune su proposta dell'Anmil (Associazione lavoratori mutilati e invalidi del lavoro). Oltre un centinaio i partecipanti alla cerimonia, compresi i familiari di tre delle vittime e qualche collega, tutti visibilmente commossi. Presenti alla scopertura del memoriale oltre al sindaco di Calenzano Giuseppe Carovani, tra gli altri, la sindaca della Città metropolitana di Firenze Sara Funaro e il presidente della Toscana Eugenio Giani.
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Voglio ringraziare chi ha avuto l'idea di realizzare questo memoriale, l'Anmil, che fin dall'inizio è stata a fianco dell'amministrazione perché si arrivasse a creare un qualcosa che ogni anno ci consentisse di riflettere su questa tragedia e sulle tante tragedie che purtroppo costellano il nostro il Paese e anche il nostro territorio, di lavoratori che vengono uccisi sul luogo di lavoro", ha detto Carovani, prima della lettura dei nomi delle vittime salutata con un lungo applauso. "Non possiamo abituarci agli incidenti sul lavoro - le parole dell'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, lette da don Paolo Cioni, parroco di Calenzano - rassegnarci all'indifferenza verso gli infortuni. Non possiamo accettare lo scarto della vita umana. Le morti e gli infortuni sono un tragico impoverimento sociale che riguarda tutti non solo le imprese e le famiglie coinvolte".
La vicepresidente di Anmil, Graziella Nori, ha ricordato che "l'articolo 1" della Costituzione "dice che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, ma non è possibile che si parta alla mattina e non si torni più a casa" e sottolineato l'importanza della "cultura della sicurezza", perché "soltanto così potremo non avere più infortuni e morti bianche".
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"Nessuno sa del tuo valore, nessuno sa della vita, per me meravigliosa, con te. Il 9 dicembre del 2024 alle ore 10:21:51 secondi, tutto si è sgretolato". Lo ha detto Tamara Franchini, vedova di Carmelo Corso, uno dei cinque lavoratori morti un anno fa nell'esplosione al deposito Eni di Calenzano (Firenze). La donna, con la voce rotta, ha parlato all'inaugurazione del memoriale dedicato alle vittime della strage, in occasione del primo anniversario dell'esplosione.
"Quando arrivai insieme al nostro figlio allo stabilimento, non capivo, non potevo realizzare - ha ricordato -. Nessuno sa cosa significhi assistere alla incessante ricerca di un figlio del proprio padre. Sapete niente di Carmelo Corso? Nessuno l'ha visto? E' mio padre. Qualcuno sa qualcosa? Nessuno sa sentirlo nella stanza accanto piangere e non poter fare niente perché io stessa ero impotente, distrutta dal dolore".
"Nessuno - ha aggiunto - sa cosa significa andare dal medico legale per il riconoscimento del corpo attraverso il Dna. Nessuno sa, vederti in un sacchetto di plastica e sapere che quel tronco umano eri tu. Nessuno sa che l'urna con le tue ceneri ci è stata consegnata il 24 dicembre". "Questo 2025 - le parole ancora della vedova di Carmelo Corso - è stato vissuto ricordando ogni giorno che avevamo passato con te fino a ieri, 8 dicembre. È stato come averti ancora con noi, ma da oggi tutto sarà ancora nuovamente diverso, perché proprio da oggi in poi saremo davvero soli".
Davanti al memoriale ha preso la parola anche Maria Giovanna, nipote di Franco Cirelli, un'altra delle vittime. "Un destino troppo crudele per lui che su questa terra è stato un uomo ammirevole. Il nostro eroe super papà, super zio, super fratello, super figlio, super marito, super amico che ad ogni domanda aveva una risposta. In ogni momento le sue battute, le sue risate riuscivano sempre a strappare un sorriso a tutti. Un uomo dai sani principi che aveva un solo obiettivo nella vita, lavorare affinché alla sua famiglia non dovesse mancare mai nulla. E purtroppo adesso, qui, manca proprio lui". "Il suo sacrificio - ha poi proseguito - come quello di tutti i caduti qui ricordati, continua a parlarci. Ci chiede di essere più giusti, ci chiede di non dimenticare, non solo oggi davanti a questo monumento, ma ogni giorno nei gesti che compiamo e nelle scelte che facciamo".
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"Questo ufficio è impegnato a ricercare la verità e a fare giustizia, è un dovere che si deve alla memoria di chi non c'è più e al dolore dei familiari che hanno sofferto. Siamo impegnati a fare tutto quello che è possibile per fare giustizia". Così il procuratore capo di Prato (procura competente per il territorio di Calenzano) Luca Tescaroli, a margine dell'inaugurazione del memoriale delle cinque vittime dell'esplosione al deposito Eni a Calenzano; dieci gli indagati per omicidio colposo plurimo. "È un dovere dell'ufficio partecipare". Questo, ha concluso Tescaroli, "è un momento importante perché si deve cercare di volgere lo sguardo al futuro e far sì che questi eventi non debbano più a ripetersi".
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Voglio ringraziare chi ha avuto l'idea di realizzare questo memoriale, l'Anmil, che fin dall'inizio è stata a fianco dell'amministrazione perché si arrivasse a creare un qualcosa che ogni anno ci consentisse di riflettere su questa tragedia e sulle tante tragedie che purtroppo costellano il nostro il Paese e anche il nostro territorio, di lavoratori che vengono uccisi sul luogo di lavoro", ha detto Carovani, prima della lettura dei nomi delle vittime salutata con un lungo applauso. "Non possiamo abituarci agli incidenti sul lavoro - le parole dell'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, lette da don Paolo Cioni, parroco di Calenzano - rassegnarci all'indifferenza verso gli infortuni. Non possiamo accettare lo scarto della vita umana. Le morti e gli infortuni sono un tragico impoverimento sociale che riguarda tutti non solo le imprese e le famiglie coinvolte".
La vicepresidente di Anmil, Graziella Nori, ha ricordato che "l'articolo 1" della Costituzione "dice che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, ma non è possibile che si parta alla mattina e non si torni più a casa" e sottolineato l'importanza della "cultura della sicurezza", perché "soltanto così potremo non avere più infortuni e morti bianche".
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Moglie di una vittima: “Quel 9 dicembre si è sgretolato tutto”
Nipote operaio morto: “Le sue battute riuscivano sempre a strappare un sorriso”
"Nessuno sa del tuo valore, nessuno sa della vita, per me meravigliosa, con te. Il 9 dicembre del 2024 alle ore 10:21:51 secondi, tutto si è sgretolato". Lo ha detto Tamara Franchini, vedova di Carmelo Corso, uno dei cinque lavoratori morti un anno fa nell'esplosione al deposito Eni di Calenzano (Firenze). La donna, con la voce rotta, ha parlato all'inaugurazione del memoriale dedicato alle vittime della strage, in occasione del primo anniversario dell'esplosione.
"Quando arrivai insieme al nostro figlio allo stabilimento, non capivo, non potevo realizzare - ha ricordato -. Nessuno sa cosa significhi assistere alla incessante ricerca di un figlio del proprio padre. Sapete niente di Carmelo Corso? Nessuno l'ha visto? E' mio padre. Qualcuno sa qualcosa? Nessuno sa sentirlo nella stanza accanto piangere e non poter fare niente perché io stessa ero impotente, distrutta dal dolore".
"Nessuno - ha aggiunto - sa cosa significa andare dal medico legale per il riconoscimento del corpo attraverso il Dna. Nessuno sa, vederti in un sacchetto di plastica e sapere che quel tronco umano eri tu. Nessuno sa che l'urna con le tue ceneri ci è stata consegnata il 24 dicembre". "Questo 2025 - le parole ancora della vedova di Carmelo Corso - è stato vissuto ricordando ogni giorno che avevamo passato con te fino a ieri, 8 dicembre. È stato come averti ancora con noi, ma da oggi tutto sarà ancora nuovamente diverso, perché proprio da oggi in poi saremo davvero soli".
Davanti al memoriale ha preso la parola anche Maria Giovanna, nipote di Franco Cirelli, un'altra delle vittime. "Un destino troppo crudele per lui che su questa terra è stato un uomo ammirevole. Il nostro eroe super papà, super zio, super fratello, super figlio, super marito, super amico che ad ogni domanda aveva una risposta. In ogni momento le sue battute, le sue risate riuscivano sempre a strappare un sorriso a tutti. Un uomo dai sani principi che aveva un solo obiettivo nella vita, lavorare affinché alla sua famiglia non dovesse mancare mai nulla. E purtroppo adesso, qui, manca proprio lui". "Il suo sacrificio - ha poi proseguito - come quello di tutti i caduti qui ricordati, continua a parlarci. Ci chiede di essere più giusti, ci chiede di non dimenticare, non solo oggi davanti a questo monumento, ma ogni giorno nei gesti che compiamo e nelle scelte che facciamo".
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Pm Tescaroli: “Verità e giustizia per chi non c'è più e i loro familiari”
“E' un dovere. Far sì che questi eventi non debbano più a ripetersi”
"Questo ufficio è impegnato a ricercare la verità e a fare giustizia, è un dovere che si deve alla memoria di chi non c'è più e al dolore dei familiari che hanno sofferto. Siamo impegnati a fare tutto quello che è possibile per fare giustizia". Così il procuratore capo di Prato (procura competente per il territorio di Calenzano) Luca Tescaroli, a margine dell'inaugurazione del memoriale delle cinque vittime dell'esplosione al deposito Eni a Calenzano; dieci gli indagati per omicidio colposo plurimo. "È un dovere dell'ufficio partecipare". Questo, ha concluso Tescaroli, "è un momento importante perché si deve cercare di volgere lo sguardo al futuro e far sì che questi eventi non debbano più a ripetersi".
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