Respinto il ricorso di una donna: il seme del marito defunto non può essere consegnato e dovrà essere distrutto

La Corte d’Appello di Firenze ha confermato il divieto di procreazione medicalmente assistita post mortem, respingendo il ricorso di una donna che chiedeva la consegna del seme crio-conservato del marito deceduto. L’uomo, malato di tumore, aveva depositato il campione biologico temendo di perdere la fertilità e, nel proprio testamento olografo, aveva autorizzato la compagna a utilizzarlo anche dopo la sua morte per realizzare il loro progetto di avere un figlio.

Secondo i giudici, le disposizioni testamentarie sono nulle perché contrarie all’ordine pubblico: in Italia la Pma è consentita solo se entrambi i partner sono in vita, anche in presenza di un accordo. La Corte ha ritenuto troppo alto il rischio che la consegna del seme potesse servire ad aggirare la legge italiana, ad esempio ricorrendo a strutture estere dove la Pma post mortem è ammessa. L’appello è stato quindi respinto e il campione dovrà essere distrutto, salvo un eventuale diverso esito di un ricorso in Cassazione. Il tema della Pma in Italia resta comunque oggetto di dibattito. Lo riporta il Corriere Fiorentino. 

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies