La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per il decesso di Riccardo Magherini, ex calciatore 40enne: l'uomo morì a Firenze nella notte del 3 marzo 2014 per un arresto cardiocircolatorio, dopo essere stato tenuto per 13 minuti immobilizzato a terra dai carabinieri intervenuti perché in preda a delirio dopo aver bevuto e assunto cocaina.
Nella sentenza la Cedu afferma che lo Stato italiano è responsabile del decesso perché non c'era "l'assoluta necessità" di mantenere Magherini immobilizzato a terra, e sottolineano che le "linee guida in vigore all'epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita". Inoltre "mancava la formazione degli agenti delle forze dell'ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell'impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita". La Corte ha stabilito che lo Stato dovrà versare ai familiari 140mila euro per danni morali e 40mila per le spese legali. La sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se le parti non chiederanno e otterranno un riesame del caso davanti alla Grande Camera della Cedu.
Quella notte, prima di essere fermato, Magherini aveva litigato con un tassista, con alcune persone e aveva rotto la porta a vetri di un locale. A quel punto, in borgo San Frediano, nell'Oltrarno fiorentino, arrivarono i carabinieri e anche un'ambulanza: Magherini fu immobilizzato, tenuto "prono a terra", in una posizione che secondo quanto ricostruito dall'inchiesta non gli avrebbe permesso di respirare.
Tre militari furono condannati in primo e secondo grado dagli 8 ai 7 mesi per omicidio colposo. Assolti invece un quarto carabinieri e due volontari della Croce Rossa a cui era stato contestato di non aver messo in atto le manovre di rianimazione. Il 15 novembre 2018 la Cassazione cancellò le condanne, disponendo l'annullamento senza rinvio della sentenza d'appello e assolvendo i tre militari perché "il fatto non costituisce reato". Secondo gli ermellini la morte di Magherini non era "prevedibile, perché le forze dell'ordine non avevano le competenze specifiche in materia" di arresto di persone in simili condizioni psicofisiche.
La famiglia di Magherini, che non si è mai arresa, scelse allora di presentare ricorso alla Cedu. "E' una sentenza enormemente importante, dal punto di vista giuridico e politico", il commento dell'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia. "Oggi è una giornata in cui giustizia è fatta per Riccardo e per tutti noi", "quello che noi abbiamo sempre voluto è che Riccardo ne uscisse a testa alta - dice il fratello Andrea -. E' un momento storico. Speriamo che questa sentenza sia importante per la formazione dei corpi di polizia".
"Siamo soddisfatti al 100%, non dall'Italia ma dall'Europa - aggiunge il padre Guido Magherini, anche lui ex calciatore - siamo felici e al tempo stesso la nostra arrabbiatura è aumentata sotto l'aspetto di come si sono comportati. Noi sapevamo che loro avevano fatto cose che non erano consone alla divisa che portavano addosso".
"È una sentenza storica", afferma la senatrice Avs Ilaria Cucchi, "in un Paese dove si fabbrica un decreto sicurezza all'anno, la Cedu ci obbliga a fare una legge per evitare che altri interventi su strada si trasformino in una condanna a morte". "Dopo dodici anni la Corte europea riconosce la verità dei fatti che tanti, tantissimi in Italia hanno voluto colpevolmente ignorare", osserva Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A Buon diritto". La Cedu sta intanto esaminando un altro ricorso simile, presentato dai familiari di Vincenzo Sapia, affetto da disturbi schizo-affettivi per cui era in cura da tempo, morto dopo essere stato immobilizzato a terra a Mirto Crosia (Cosenza).
Nella sentenza la Cedu afferma che lo Stato italiano è responsabile del decesso perché non c'era "l'assoluta necessità" di mantenere Magherini immobilizzato a terra, e sottolineano che le "linee guida in vigore all'epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita". Inoltre "mancava la formazione degli agenti delle forze dell'ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell'impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita". La Corte ha stabilito che lo Stato dovrà versare ai familiari 140mila euro per danni morali e 40mila per le spese legali. La sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se le parti non chiederanno e otterranno un riesame del caso davanti alla Grande Camera della Cedu.
Quella notte, prima di essere fermato, Magherini aveva litigato con un tassista, con alcune persone e aveva rotto la porta a vetri di un locale. A quel punto, in borgo San Frediano, nell'Oltrarno fiorentino, arrivarono i carabinieri e anche un'ambulanza: Magherini fu immobilizzato, tenuto "prono a terra", in una posizione che secondo quanto ricostruito dall'inchiesta non gli avrebbe permesso di respirare.
Tre militari furono condannati in primo e secondo grado dagli 8 ai 7 mesi per omicidio colposo. Assolti invece un quarto carabinieri e due volontari della Croce Rossa a cui era stato contestato di non aver messo in atto le manovre di rianimazione. Il 15 novembre 2018 la Cassazione cancellò le condanne, disponendo l'annullamento senza rinvio della sentenza d'appello e assolvendo i tre militari perché "il fatto non costituisce reato". Secondo gli ermellini la morte di Magherini non era "prevedibile, perché le forze dell'ordine non avevano le competenze specifiche in materia" di arresto di persone in simili condizioni psicofisiche.
La famiglia di Magherini, che non si è mai arresa, scelse allora di presentare ricorso alla Cedu. "E' una sentenza enormemente importante, dal punto di vista giuridico e politico", il commento dell'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia. "Oggi è una giornata in cui giustizia è fatta per Riccardo e per tutti noi", "quello che noi abbiamo sempre voluto è che Riccardo ne uscisse a testa alta - dice il fratello Andrea -. E' un momento storico. Speriamo che questa sentenza sia importante per la formazione dei corpi di polizia".
"Siamo soddisfatti al 100%, non dall'Italia ma dall'Europa - aggiunge il padre Guido Magherini, anche lui ex calciatore - siamo felici e al tempo stesso la nostra arrabbiatura è aumentata sotto l'aspetto di come si sono comportati. Noi sapevamo che loro avevano fatto cose che non erano consone alla divisa che portavano addosso".
"È una sentenza storica", afferma la senatrice Avs Ilaria Cucchi, "in un Paese dove si fabbrica un decreto sicurezza all'anno, la Cedu ci obbliga a fare una legge per evitare che altri interventi su strada si trasformino in una condanna a morte". "Dopo dodici anni la Corte europea riconosce la verità dei fatti che tanti, tantissimi in Italia hanno voluto colpevolmente ignorare", osserva Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A Buon diritto". La Cedu sta intanto esaminando un altro ricorso simile, presentato dai familiari di Vincenzo Sapia, affetto da disturbi schizo-affettivi per cui era in cura da tempo, morto dopo essere stato immobilizzato a terra a Mirto Crosia (Cosenza).
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