Gli ultimi sviluppi attorno alla vicenda del ‘cubo nero’ hanno fatto sì che l’attenzione della città sul tema dell’urbanistica aumentasse e non poco. In ultimo, un gruppo di esponenti delle più antiche famiglie fiorentine – Corsini, Fulcis, d’Orléans, Geddes, Rucellai, Pandolfini, Budini Gattai, da Filicaja – hanno rivolto una petizione e una lettera alla sindaca di Firenze Sara Funaro e all’assessora comunale all’Urbanistica Caterina Biti affinché venga rivisto il progetto di recupero, attualmente in cantiere, delle ex Officine Grandi Riparazioni, o Ogr.
Per il complesso da 42mila metri quadri il Piano Operativo Comunale, ricorda stamani il Corriere Fiorentino, prevede una netta ripartizione in uso residenziale (60%), direzionale (16%), ricettiva (15%) e commercio al dettaglio (9%): le famiglie nobili, nella loro lettera all’amministrazione comunale, facendo riferimento al caso del ‘cubo nero’ di corso Italia chiedono un netto cambio di passo, e la trasformazione dell’ex complesso Ogr in un’area aperta e vuota, abbellita dal verde pubblico e utilizzabile come spazio pubblico. L’area è stata comprata nel 2023 da Flora Development, e la proposta dei firmatari è quella di compensare i proprietari dando loro in permuta l’ex Sip in viale Guidoni.
Da parte sua, l’amministrazione comunale risponde con il presidente della commissione Urbanistica Renzo Pampaloni, che assicura che il percorso di recupero e rigenerazione dell’area ex Ogr sarà partecipato e aperto agli spunti e ai suggerimenti della cittadinanza.
“Sull’area ex OGR si aprirà un percorso di partecipazione, come la Sindaca ha già annunciato più volte. Il percorso non è ancora avviato ed è interamente da costruire: proprio per questo sarà il luogo nel quale tutti potranno portare contributi, proposte e osservazioni sul futuro di un’area strategica per la città. E ci teniamo a rassicurarli perché sarà l’occasione anche per i firmatari della petizione di presentare le loro idee e i loro suggerimenti, all’interno di questo confronto, che coinvolgerà la cittadinanza, le realtà sociali, culturali e professionali interessate, senza scorciatoie e senza canali preferenziali. Più che lanciare appelli, è in quella sede che sarà utile sedersi ai tavoli del confronto, insieme agli altri cittadini, per discutere nel merito delle proposte” afferma.Condividi
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