Nel cuore di Scandicci, a pochi passi dalla tramvia, dal palazzo comunale e da poli scolastici come il Russell-Newton e l’Its Mita, l’area ex Cnr rappresenta da oltre vent’anni una delle grandi incompiute cittadine. Un tempo centro di propagazione delle specie legnose del Consiglio Nazionale delle Ricerche, oggi è in parte spazio per eventi e in parte simbolo di degrado e marginalità.
Dai primi anni Duemila si parla di valorizzazione. Il masterplan per il nuovo centro fu affidato all’archistar Richard Rogers, che immaginò una “città compatta” con un grande parco urbano collegato al Castello dell'Acciaiolo. Nel 2005 un protocollo prevedeva la cessione gratuita di una porzione dell’area al Comune per farne parco pubblico; nel 2007 l’intervento entrò negli strumenti urbanistici.
Mentre altre opere si concretizzavano — come la Linea 1 della tramvia nel 2010 e piazza della Resistenza nel 2013 — sull’ex Cnr i tempi si allungavano. Nel 2015 il Comune ha ottenuto in comodato una parte del terreno, oggi utilizzata per spettacoli estivi e iniziative come la mostra dei tulipani. Ma un’altra porzione è rimasta abbandonata.
Negli edifici dismessi si sono succedute occupazioni di senza fissa dimora, con sgomberi ripetuti da parte di forze dell’ordine e successive nuove intrusioni. Il primo grande intervento risale al maggio 2015, quando furono allontanate circa quaranta persone, tra cui famiglie con minori. In quel periodo arrivò a Scandicci anche Matteo Salvini per un’iniziativa dimostrativa sul tema sicurezza.
Negli anni si sono verificati episodi di risse, spaccio e, nel febbraio 2024, una violenza sessuale denunciata da una donna; nel marzo 2025 un 27enne marocchino è stato condannato per quell’aggressione. Intanto l’emergenza sicurezza è cresciuta.
Sul fronte urbanistico, la nuova giunta ha deciso di rimettere mano agli accordi tra i proprietari, allungando ulteriormente i tempi. L’ultimo progetto prevede la nascita di un “Parco Urbano della Biodiversità” di oltre 12 ettari, comprendente l’ex Cnr e il parco dell’Acciaiolo. Ad agosto scorso sono arrivati 2,25 milioni di euro di finanziamento regionale per il primo lotto e la progettazione complessiva.
Ma, in attesa dei cantieri, l’area resta sospesa tra promesse di rigenerazione e una situazione di degrado che continua a preoccupare i residenti. Lo riporta la Nazione.
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