A Firenze sfilano pentiti e nomi eccellenti tra accuse di calunnia e favoreggiamento

È iniziato al palagiustizia di Firenze il processo a Salvatore Baiardo, il gelataio di Omegna diventato noto per le sue interviste esplosive, tra cui quella in cui “anticipò” la cattura di Matteo Messina Denaro.

Il procedimento appare come “due processi in uno”. I pm Leopoldo De Gregorio e Lorenzo Gestri devono dimostrare che Baiardo abbia calunniato il giornalista Massimo Giletti e l’ex sindaco di Cerasa Giancarlo Ricca. Ma al centro c’è anche l’aggravante del favoreggiamento: secondo l’accusa, le dichiarazioni di Baiardo avrebbero compromesso — “intossicando l’informazione” — le indagini sui rapporti tra i fratelli Graviano e presunti mandanti esterni delle stragi, agevolando l’associazione mafiosa Cosa Nostra.

Sullo sfondo emergono i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, già al centro delle inchieste fiorentine sulle stragi del 1993, in relazione a una presunta “convergenza d’interessi” tra la nascente Forza Italia e ambienti mafiosi, ipotesi investigativa mai sfociata in condanne definitive a loro carico per quei fatti.

Nel processo sono attesi testimoni di peso: i collaboratori di giustizia Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, oltre a Paolo Berlusconi e all’editore di La7 Urbano Cairo.

Il collegio presieduto dal giudice Anna Favi ha respinto la richiesta della difesa di escludere alcuni testimoni eccellenti. Accolta invece l’eccezione sulla costituzione di parte civile di Giletti, giudicata tardiva, pur restando in piedi l’imputazione di calunnia nei suoi confronti.

Tra i punti contestati, la vicenda di una presunta foto degli anni Novanta che avrebbe ritratto insieme Berlusconi, Graviano e il generale Francesco Delfino, la cui esistenza è oggetto di versioni contrastanti. Nella prossima udienza sarà nominato un perito per trascrivere alcune intercettazioni depositate dopo la chiusura delle indagini. Lo riporta la Nazione. 

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