Aziende e associazioni di categoria dell’agroalimentare riferiscono di un fenomeno in crescita che colpisce una quota rilevante di mercato

Il settore agroalimentare rappresenta una delle punte di diamante dell’economia toscana, uno dei suoi tratti più distintivi e caratteristici nel mondo, capace di far conoscere la Regione ovunque.

E proprio la relativa riconoscibilità, e l’attrattività che esercita, della produzione toscana sta facendo aumentare le contraffazioni e le falsificazioni di prodotti spacciate come made in Tuscany ma in realtà fatti altrove.

Come scrive stamani La Repubblica Firenze, l’attenzione di produttori, aziende e associazioni di categoria è aumentata nel corso del tempo, complice anche la sempre maggiore fruibilità e facilità di accesso al mercato dei prodotti falsi: un’attenzione che è aumentata ancora con l’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump.

Dall’olio d’oliva al vino Chianti e prodotti derivati, dai formaggi ai salumi, sono tantissimi i prodotti toscani che fanno i conti con la contraffazione e la concorrenza di prodotti simili, anche nel nome, ma originari di altre zone geografiche e attenzionati da parte delle associazioni di categoria – il Consorzio Vino Chianti ha contato oltre 2500 situazioni illecite nel giro degli ultimi sei mesi – e delle forze dell’ordine: come scrive Repubblica, la forte attrattività del settore sul mercato rappresenta da sempre un importante leva per la criminalità.

Ad essere maggiormente danneggiati sono le aziende del territorio, che si vedono sottrarre una quota di mercato da competitors esteri che con il territorio hanno poco o nulla a che fare, se non, appunto, il nome che ricorda, più o meno vagamente, quello della Toscana e delle sue eccellenze.
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