Il dipinto trafugato negli anni ’70 torna al centro della disputa legale: rinviata la causa alla Corte d’appello per valutare la legittimità dell’acquisto all’asta

Sulla proprietà contestata di un Trittico del '300 la Corte di Cassazione ha accolto un ricorso dell'arcidiocesi di Firenze annullando una sentenza civilistica che riconosceva a un notaio veneziano la proprietà della 'Madonna con Bambino tra i Santi Jacopo e Andrea' del Maestro della Predella dell'Ashmolean, nome di convenzione di un pittore allievo di Andrea detto l'Orcagna (1308 circa-1368). La Cassazione ha rinviato la causa a una nuova sezione della Corte d'appello di Firenze.

L'opera di inestimabile valore fu trafugata negli anni '70 dalla Chiesa dei Santi Jacopo e Andrea a Orticaia di Dicomano, nel Mugello.

Nel 2005 l'opera ricomparve e fu battuta ad un'asta. Venne acquistata dal notaio per 870 mila euro. Però i carabinieri per la tutela del patrimonio culturale sequestrarono il dipinto affidandolo in custodia alla Diocesi di Firenze, al tempo guidata dal cardinale Giuseppe Betori. Il ritrovamento innescò una serie di procedimenti diversi. Alcuni sono stati di carattere penale per ricettazione, fu indagato - ma poi assolto - un avvocato di Firenze. Altri di carattere civile hanno comportato numerose procedure cautelari, sempre vinte dall'Arcidiocesi di Firenze assistita dall'avvocato Gianluca Gambogi.

In una causa civile - però - il tribunale di Firenze ha ritenuto legittimo l'acquisto del notaio veneziano. Tale decisione venne confermata dalla corte d'appello. A questo punto l'Arcidiocesi fiorentina ha fatto ricorso in Cassazione e la Suprema Corte ha stabilito un principio: la proprietà non si dimostra con un acquisto all'asta e il notaio non ha dato prova della proprietà dell'opera.

"La corte d'appello - si legge nella sentenza - avrebbe dovuto affrontare la questione della prova della proprietà del trittico medievale in termini diametralmente opposti da quanto risulta dalla decisione impugnata".

Al contrario, sempre la sentenza della Cassazione, "non ha configurato un acquisto a titolo originario in capo al notaio di Venezia, né ha dato atto che l'onere della prova era in capo al medesimo".

La Suprema Corte ha disposto, quindi, un processo d'appello bis in cui il notaio veneziano dovrà offrire prova del suo acquisto a titolo originario, visto che la casa d'asta ha fatto solo da intermediario.
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