Secondo i giudici della Corte d'Appello l'abuso mise a rischio il feto

Una violenza imposta dal personale sanitario nei confronti di una donna incinta alla ventesima settimana andata in crisi al momento di subire uno sfratto con la forza pubblica. La donna fu sottoposta a un Tso, il trattamento sanitario obbligatorio, che poi non venne convalidato da altri medici. Un abuso che aveva messo a rischio il feto. Ora, a distanza di oltre vent'anni dai fatti e dopo una trafila giudiziaria arrivata fino in Cassazione, la Corte d'Appello di Firenze condanna psichiatra e Asl Toscana Centro a risarcire la signora, all'epoca 38enne, assistita dagli avvocati Vittorio Amedeo François e Giancarlo Lo Manto. Un danno da lesione personale quantificato in 7.714 euro a cui vanno aggiunte le spese legali dei gradi di giudizio pregressi per 16mila euro. La notizia è riportata oggi da "Il Tirreno".
       
È il 3 dicembre 2004 quando la donna incinta e da sola in casa, con
una bimba di 10 anni ricoverata al Meyer, riceve la visita dell'ufficiale giudiziario per eseguire lo sfratto per morosità come disposto dal Tribunale. Fa presente di non stare bene e di avere una gravidanza a rischio per la quale il ginecologo le ha prescritto 30 giorni di riposo assoluto. Il proprietario si impunta e lei inizia a piangere. Una crisi per la disperazione di non sapere dove andare, il marito era all'estero e non aveva familiari o amici che la potessero ospitare. Chiamano il 118 e arriva un'ambulanza, ma senza medico.
       
Attraverso l'assistente sociale viene contattato il servizio
psichiatrico di Borgo Ognissanti per sentire il responsabile del servizio che autorizza telefonicamente il ricovero con Tso nella struttura. La donna incinta viene, quindi, sedata nonostante supplichi il personale di temere per le conseguenze dei farmaci sul feto e portata in ospedale. Resta in psichiatria perché non sa dove andare. Tre giorni dopo va al Meyer a trovare la figlia, ma si accorge delle perdite di sangue e viene ricoverata con urgenza, a causa di una minaccia di aborto, al San Giovanni di Dio Torregalli. Una volta dimessa il 16 dicembre, rifiuta il nuovo ricovero in psichiatria. E dopo qualche settimana presenta una querela (archiviata nel 2011) per quella che ritiene essere stata una violenza sanitaria nei suoi confronti. È l'inizio della battaglia giudiziaria.
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