Una casa popolare, pubblica, viene assegnata dal Comune di Firenze a Natalino Mele, 64enne, che tra il 21 e 22 agosto 1968 a Signa era il bambino di sei anni e mezzo di età presente sulla scena del primo duplice delitto attribuito del Mostro di Firenze, serie di otto omicidi di coppiette ricostruita in base a dove sparò la stessa pistola Beretta calibro 22.
L'arma uccise sua madre Barbara Locci e l'amico Antonio Lo Bianco: la coppia, dopo il cinema, si era appartata in auto in una strada di campagna e, secondo ricostruzioni, il bambino dormiva sul sedile posteriore, poi raggiunse da solo scalzo e nella notte, in circostanze mai chiarite perbene, una casa a circa un chilometro per chiedere l'aiuto.
"Natalino Mele ha ottenuto l'assegnazione di un alloggio nel quartiere di Novoli a Firenze, ponendo fine a una lunga condizione di precarietà abitativa - spiega con un comunicato stampa l'avvocato Lorenzo Tombelli che a titolo gratuito gli ha curato la pratica - E' una vicenda che attraversa decenni di dolore, solitudine e fragilità, e che oggi trova finalmente un segnale concreto di dignità e attenzione. Non si tratta soltanto dell'assegnazione di una casa ma del riconoscimento, seppur tardivo, di una responsabilità collettiva che per troppo tempo è mancata verso una persona così profondamente segnata da una delle pagine più oscure della nostra storia".
"Questa notizia ci richiama tutti, istituzioni e comunità al dovere della solidarietà e della cura - prosegue il legale di Natalino Mele - La giustizia non è solo quella che si compie nelle aule dei tribunali, ma anche quella che si realizza nel prendersi carico delle vite ferite, restituendo diritti, dignità e umanità".
Tombelli ringrazia il Comune di Firenze "per aver risposto prontamente alle sollecitazioni, dimostrando attenzione e sensibilità verso una situazione che non poteva più essere ignorata".
Natalino Mele è stato fino alla maggiore età in orfanotrofio, poi ha vissuto da sé in condizioni di marginalità, ha ricordato l'avvocato Tombelli, venendo pure assistito, nel corso del tempo, dal Movimento di lotta per la casa quando era leader Lorenzo Bargellini.
L'arma uccise sua madre Barbara Locci e l'amico Antonio Lo Bianco: la coppia, dopo il cinema, si era appartata in auto in una strada di campagna e, secondo ricostruzioni, il bambino dormiva sul sedile posteriore, poi raggiunse da solo scalzo e nella notte, in circostanze mai chiarite perbene, una casa a circa un chilometro per chiedere l'aiuto.
"Natalino Mele ha ottenuto l'assegnazione di un alloggio nel quartiere di Novoli a Firenze, ponendo fine a una lunga condizione di precarietà abitativa - spiega con un comunicato stampa l'avvocato Lorenzo Tombelli che a titolo gratuito gli ha curato la pratica - E' una vicenda che attraversa decenni di dolore, solitudine e fragilità, e che oggi trova finalmente un segnale concreto di dignità e attenzione. Non si tratta soltanto dell'assegnazione di una casa ma del riconoscimento, seppur tardivo, di una responsabilità collettiva che per troppo tempo è mancata verso una persona così profondamente segnata da una delle pagine più oscure della nostra storia".
"Questa notizia ci richiama tutti, istituzioni e comunità al dovere della solidarietà e della cura - prosegue il legale di Natalino Mele - La giustizia non è solo quella che si compie nelle aule dei tribunali, ma anche quella che si realizza nel prendersi carico delle vite ferite, restituendo diritti, dignità e umanità".
Tombelli ringrazia il Comune di Firenze "per aver risposto prontamente alle sollecitazioni, dimostrando attenzione e sensibilità verso una situazione che non poteva più essere ignorata".
Natalino Mele è stato fino alla maggiore età in orfanotrofio, poi ha vissuto da sé in condizioni di marginalità, ha ricordato l'avvocato Tombelli, venendo pure assistito, nel corso del tempo, dal Movimento di lotta per la casa quando era leader Lorenzo Bargellini.
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