Installato il software Cynet Eps: sicurezza rafforzata tra tecnologia, polemiche e timori per la privacy

La svolta nella sicurezza informatica delle Gallerie degli Uffizi era già in programma, ma l’attacco hacker del primo febbraio ha accelerato drasticamente i tempi. Su indicazione del Ministero della Cultura, nei sistemi informatici del museo è stato installato un nuovo software avanzato: Cynet Eps, un antivirus automatizzato basato sull’intelligenza artificiale.

Il programma è progettato per individuare attività sospette, bloccare malware e, nei casi più gravi, isolare terminali, file e indirizzi IP, limitando i danni di eventuali intrusioni. Una risposta concreta a un attacco che aveva compromesso una ventina di computer e alcuni dispositivi mobili del museo, con tanto di richiesta di riscatto da 300 mila euro.

Dietro il software c’è Cynet, azienda fondata nel 2015 a Tel Aviv da Eyal Gruner e Netanel Amar, oggi con sede principale a Boston. La società è al centro di un dibattito internazionale per presunti legami con l’Israel Defense Forces e per le potenzialità dei suoi strumenti, che potrebbero consentire un monitoraggio approfondito delle attività sui dispositivi aziendali.

Le polemiche non sono nuove. Già lo scorso anno, dopo l’adozione di un sistema Cynet da parte del Comune di Pisa, alcune forze politiche locali avevano chiesto di evitare collaborazioni con aziende legate a Israele. Ora il tema riemerge anche a Firenze, dove la scelta del software si inserisce in un più ampio rafforzamento delle misure di sicurezza.

Dopo l’attacco informatico, i vertici degli Uffizi hanno attivato una collaborazione con polizia postale, polizia scientifica e carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Parallelamente, sono stati introdotti interventi sia strutturali che organizzativi: porte murate nelle aree più vulnerabili, incremento del personale di vigilanza e installazione di nuove telecamere, sia digitali che analogiche.

Il nuovo sistema informatico rappresenta quindi un tassello fondamentale di una strategia più ampia, ancora in fase di definizione con le autorità locali. L’obiettivo è duplice: prevenire nuovi attacchi hacker e scongiurare episodi gravi come il furto che ha colpito il Louvre.

In attesa di un piano definitivo, gli Uffizi si trovano così a bilanciare innovazione tecnologica, sicurezza e questioni etiche, in un contesto sempre più complesso e sotto i riflettori internazionali.

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