Sul comodino ci sono un Corano, un peluche e le bolle di sapone. Oggetti semplici, da bambina. Ma la stanza di Ghaydaa Ghbayen racconta una storia molto più grande e dolorosa. Ha 12 anni, viene da Gaza e da quasi un anno vive all’Istituto Don Gnocchi, tra Firenze e Scandicci, dove affronta ogni giorno un lungo percorso di riabilitazione.
La guerra le ha lasciato ferite profonde: fratture al femore, alla tibia, al perone e alle vertebre. Le schegge l’avevano colpita ovunque. Era stata data per morta, poi ritrovata viva quasi per miracolo. Dopo un primo intervento d’urgenza nella Striscia, è stata trasferita in Italia con un ponte aereo sanitario e operata più volte all’Ospedale Pediatrico Meyer, prima di arrivare al Don Gnocchi.
Oggi Ghaydaa prova a camminare di nuovo. Ogni passo è una conquista. Ma il dolore più grande non è fisico. È l’assenza della madre, che non vede da oltre due anni. Durante i bombardamenti, la donna si trovava a Ramallah per curare un altro figlio malato di leucemia e non è più riuscita a rientrare a Gaza.
La guerra ha distrutto la famiglia: il padre e due sorelle sono morti sotto le bombe. Accanto a lei, a Firenze, c’è solo il fratello maggiore Ali, 18 anni, sopravvissuto insieme a lei a quell’esplosione. Vive con lei, la assiste giorno e notte, condividendo un presente fatto di perdita ma anche di resistenza.
Il desiderio di Ghaydaa è semplice e potentissimo: riabbracciare sua madre. «Ho bisogno di lei quando ho paura, quando mi fanno male le gambe, quando mi sveglio la notte», racconta. Una richiesta che si scontra però con la realtà: esiste una procedura di ricongiungimento familiare, ma le evacuazioni dai territori palestinesi si sono quasi fermate e i visti vengono rilasciati con estrema difficoltà.
Negli ultimi mesi, molti appelli sono stati rivolti alle autorità italiane per sbloccare situazioni simili, ma senza risultati concreti. Così madre e figlia restano separate, divise da confini e burocrazia.
Nel frattempo, Ghaydaa continua a lottare. Tra esercizi quotidiani, cicatrici e ricordi, guarda il cielo sopra Firenze e pensa che sia lo stesso che vede sua madre. Un filo invisibile che tiene insieme ciò che la guerra ha spezzato.
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