Silvia Baragatti, madre di Maati, il 17enne ucciso a coltellate il 29 dicembre 2024 a Campi Bisenzio, torna a parlare dopo l’ennesimo episodio di violenza, dicendo di aver rivissuto il proprio dolore e quello delle famiglie colpite da tragedie simili.
Secondo Baragatti, non si tratta di episodi isolati ma del segnale di una crisi profonda: «Ha fallito l’intera società». Sotto accusa soprattutto gli adulti — genitori e insegnanti — incapaci, a suo dire, di dare limiti e punti di riferimento ai ragazzi.
La madre sottolinea la mancanza di una rete di supporto per gli adolescenti, in particolare tra i 14 e i 18 anni: pochi spazi di aggregazione, scarse opportunità formative e un contesto influenzato da social, musica violenta e nuove droghe. Elementi che, combinati, contribuiscono a disorientare i giovani e a far perdere loro il senso del limite.
Anche i social network, aggiunge, possono avere un ruolo negativo, alimentando una percezione distorta della realtà, come se la vita fosse “un film” senza conseguenze reali.
Dopo la morte del figlio, Baragatti ha fondato l’associazione A-Maati per offrire alternative concrete ai ragazzi, attraverso attività sportive e momenti di aggregazione. «Questi ragazzi non si vogliono bene», afferma, ribadendo la necessità di un impegno diretto degli adulti.
Sul piano della giustizia, evidenzia infine il problema della mancanza di certezza della pena, mentre dal processo emergerebbe, secondo lei, una preoccupante inconsapevolezza tra i giovani coinvolti, incapaci di comprendere fino in fondo la gravità dei fatti.
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