Il Tribunale riconosce il danno per la perdita del padre antifascista ucciso nei lager tra il 1944 e il 1945: la somma sarà pagata da un fondo statale

Il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento di circa 340mila euro a un uomo ottantenne per la morte del padre, fiorentino antifascista e partigiano, deportato e ucciso dai nazisti tra il 1944 e il 1945 durante l’occupazione della città dopo l’11 settembre 1943.

La vicenda si inserisce nel contesto della Resistenza italiana e della successiva deportazione nei lager tedeschi, con passaggi tra carcere a Firenze, trasferimenti a Bologna e infine nei campi di concentramento come Campo di concentramento di Dachau. L’uomo morì durante la ritirata nazista nel 1945, dopo essere stato costretto a una marcia in condizioni estreme.

La sentenza si basa su documenti storici e archivi che ricostruiscono il percorso della deportazione e riconosce il danno da perdita del rapporto parentale, legato alla morte di un padre mai conosciuto dal figlio, che aveva solo nove mesi al momento dell’arresto.

Il risarcimento è stato quantificato secondo i criteri dei tribunali italiani, ma non sarà versato dalla Germania: a coprire la somma sarà un fondo istituito dallo Stato italiano per chiudere i contenziosi legati ai crimini nazisti sul territorio nazionale.

La decisione trasforma così una vicenda storica della Firenze occupata in un caso giuridico attuale, in cui memoria, responsabilità e diritto si intrecciano nel presente. Lo scrive la Nazione. 

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