La Corte ribalta la sentenza di primo grado e convalida l'atto del 1967: le cessioni erano funzionali all'urbanizzazione del quartiere.


Il Comune di Firenze ha ottenuto una vittoria legale decisiva in merito alla proprietà di alcune aree situate nel quartiere dell'Isolotto. La Corte d’Appello, con una decisione depositata lo scorso 17 marzo, ha infatti riformato integralmente la sentenza di primo grado del 2023 che aveva inizialmente dato ragione agli eredi Corti. La precedente pronuncia aveva dichiarato nullo un atto storico del 1967, riconoscendo ai privati la proprietà dei terreni e condannando Palazzo Vecchio alla restituzione dei beni e al risarcimento dei danni per occupazione illegittima.

Il cuore della disputa legale risiedeva nella natura giuridica dell'atto datato 14 dicembre 1967, con il quale le aree vennero trasferite all'amministrazione comunale. Mentre in primo grado l'atto era stato considerato una "donazione nulla" per mancanza di accettazione formale, i giudici d'Appello hanno ribaltato questa interpretazione. Secondo la Corte, sebbene il documento fosse formalmente indicato come donazione, non possedeva in realtà l'intento liberale tipico di tale contratto. Al contrario, l'operazione è stata inquadrata come una cessione urbanistica necessaria e collegata allo sviluppo edilizio della zona, escludendo quindi la necessità dei requisiti formali richiesti per le donazioni classiche.

L'assessore al patrimonio Dario Danti ha espresso soddisfazione per la sentenza, sottolineando come questa riconosca la correttezza del percorso amministrativo seguito negli anni e confermi la solidità degli atti che hanno permesso la nascita e la strutturazione del quartiere. Sulla stessa linea l'assessora all'urbanistica Caterina Biti, la quale ha evidenziato come la pronuncia ribadisca la natura pianificatoria di quella cessione, inserita correttamente nel quadro del piano regolatore che ha guidato la trasformazione di un'area strategica per la città di Firenze. La decisione mette quindi fine a un contenzioso che rischiava di avere pesanti ripercussioni sulle casse comunali e sulla gestione degli spazi pubblici dell'Isolotto.

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