A Firenze, l’area residenziale di via della Chimera, realizzata nel 1998 durante la giunta Primicerio per ospitare famiglie rom e superare i campi nomadi, si è progressivamente trasformata in una zona di forte degrado. Il progetto originario, pensato come alternativa a quello che veniva definito un “apartheid tollerato”, ha perso nel tempo la sua funzione.
Oggi l’area è diventata una discarica a cielo aperto: rifiuti di ogni tipo — mobili, elettrodomestici, materassi e materiali vari — vengono accumulati sia lungo la strada sia all’interno del complesso, rendendo difficile persino l’accesso alle abitazioni. Parte del problema è legata alla gestione irregolare dei rifiuti da parte degli attuali occupanti.
Le istituzioni locali sono intervenute più volte, ma senza risultati duraturi. L’assessore Nicola Paulesu ha annunciato l’intenzione di superare il progetto abitativo e ripristinare condizioni di sicurezza e vivibilità, mentre il presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi auspica lo sgombero imminente e la bonifica dell’area.
Situazioni critiche si registrano anche nelle zone vicine, tra Rovezzano e Coverciano, dove sono ricomparsi accampamenti abusivi e accumuli di rifiuti, in particolare nei pressi del torrente Mensola. Qui si è formata una baraccopoli con materiali recuperati dai cassonetti, già teatro di un incendio nel 2025.
Il Comune, attraverso l’assessore alla sicurezza Andrea Giorgio, ha effettuato sopralluoghi con la polizia municipale, ma la presenza di terreni privati complica gli interventi di pulizia. La vicenda evidenzia le difficoltà nel coniugare politiche di inclusione sociale e gestione del territorio, tra emergenze ambientali e questioni abitative irrisolte. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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