Varianti, pareri ribaltati e presunti falsi: la Procura ricostruisce il percorso del progetto tra Soprintendenza e Comune

A Firenze l’inchiesta sul cosiddetto “cubo nero”, sorto al posto dell’ex Teatro Comunale di corso Italia, ricostruisce le fasi autorizzative del progetto e porta a 15 avvisi di garanzia per reati che vanno dal falso all’abuso edilizio e alla violazione delle norme paesaggistiche.

Al centro dell’indagine ci sono due passaggi chiave: le modifiche considerate “sostanziali” al progetto originario approvato nel 2018 e il successivo cambio di posizione della Soprintendenza, che da un primo parere negativo è passata a un via libera. Tra gli indagati figurano l’ex soprintendente Andrea Pessina, la funzionaria Francesca Fabiani e l’architetto Vittorio Grassi, autore del nuovo progetto per conto di Cassa Depositi e Prestiti.

Secondo la Procura, nel 2020 il progetto presentava criticità significative: volumi e impatto paesaggistico non coerenti con il contesto tutelato, con giudizi negativi anche da parte della Soprintendenza. Tuttavia, pochi mesi dopo, il parere viene ribaltato dopo modifiche considerate dalla stessa amministrazione sufficienti a superare le criticità, aprendo la strada all’autorizzazione definitiva.

L’inchiesta evidenzia anche presunte difformità urbanistiche, tra cui l’aumento delle altezze rispetto al piano di recupero approvato dal Consiglio comunale nel 2018, e la concessione del permesso a costruire sulla base di documentazione ritenuta non conforme.

Il procedimento coinvolge complessivamente 15 indagati e si concentra sulla correttezza delle autorizzazioni che hanno permesso la trasformazione dell’ex teatro in un complesso residenziale e ricettivo di lusso. Alcuni degli interrogati hanno scelto di rispondere ai magistrati, mentre il caso continua ad alimentare il dibattito sulle trasformazioni urbanistiche della città e sui rapporti tra istituzioni e grandi operazioni immobiliari. Lo scrive la Nazione. 

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