L’inchiesta della Procura di Firenze sul cosiddetto “cubo nero” di corso Italia contesta la realizzazione dell’edificio in assenza di validi permessi, nonostante atti formalmente regolari ma ritenuti non veritieri. Al centro c’è l’ipotesi di falso ideologico: il progetto sarebbe stato modificato in modo sostanziale rispetto a quello approvato nel 2018, con l’aggiunta di due piani e altezze non consentite, soprattutto per il blocco più visibile su corso Italia.
Secondo i magistrati, i progettisti avrebbero presentato nel 2020 una richiesta di autorizzazione paesaggistica basata su un progetto diverso da quello approvato, mentre la commissione Paesaggio del Comune avrebbe espresso un parere favorevole giudicato falso, attestando una compatibilità con il contesto paesaggistico che invece non sussisterebbe.
Anche il ruolo della Soprintendenza è sotto esame: inizialmente aveva espresso un parere negativo evidenziando impatti e incongruenze con il contesto urbano, ma pochi mesi dopo ha dato il via libera senza che le modifiche passassero nuovamente dalla conferenza dei servizi, come sarebbe stato necessario.
Per la Procura, l’opera realizzata risulta quindi diversa da quella autorizzata e incompatibile con i vincoli paesaggistici, con un impatto rilevante sull’area urbana. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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