Il 29 aprile una serata-evento con orchestra e coro del Maggio e un cast internazionale per il capolavoro sinfonico-corale

Mentre terminano le repliche di “The death of Klinghoffer”, opera che inaugura il Maggio 2026, il prestigioso teatro fiorentino presenta una recita di eccezione. Il 29 aprile come sempre alle 20 salirà in pedana Zubin Mehta che nel giorno del suo novantesimo compleanno dirigerà la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven. Con l’orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Lorenzo Fratini si esibiranno la soprano Jessica Pratt, la mezzosoprano Szilvia Vörös il tenore Ian Koziara ed il basso Simon Lim.

La Sinfonia n.9 rappresenta per molti la più bella e completa sinfonia tutti i tempi. Prese forma molto lentamente nell'arco della vita di Beethoven ma fu composta nel biennio 1822-1824 con la prima esecuzione che avvenne a Vienna il 7 Maggio 1824 tre anni prima della morte del grande compositore. L'esecuzione non fu di altissimo livello, a causa del poco tempo destinato alle prove, ma il pubblico, numerosissimo, accolse la nuova Sinfonia con grande entusiasmo, tributando a Beethoven non gli applausi, che non poteva sentire, ma un festoso sventolare di fazzoletti.

La Nona Sinfonia apparve subito come un capolavoro rivoluzionario, non solo per la presenza delle voci e del coro, ma perché metteva in crisi il concetto stesso di "Sinfonia". Nel il primo movimento, Allegro ma non troppo, secondo il famoso critico musicale Mila, si potrebbero contare fino a cinque temi differenti. Il secondo movimento non è, come voleva la tradizione, un tempo lento, ma uno Scherzo, Molto vivace, che si contrappone quindi al movimento precedente sul piano espressivo. Dopo due tempi movimentati, l'Adagio molto e cantabile, in si bemolle maggiore, si presenta come una vera e propria oasi lirica, che introduce l'elemento della cantabilità attraverso due temi intensamente espressivi. Infine il quarto e ultimo movimento Presto, in cui l'impulso al canto trova il suo sfogo e si materializza nell'inserimento delle voci soliste e del coro, infrangendo le barriere del genere sinfonico. Questo Finale si snoda attraverso sezioni molto marcate e nettamente contrastanti: all'inizio compaiono brevi reminiscenze orchestrali dei movimenti precedenti, poi, lentamente, prende forma il tema della Gioia che inizialmente si presenta appena abbozzato per poi espandersi in tutta l'orchestra e nelle voci.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies