Da questa sera l’integrale delle Sinfonie di Beethoven dirette da Gatti

Al via questa sera il ciclo dedicato al genio di Bonn con la Prima, la Quarta e la Settima. Gli appuntamenti proseguiranno fino al gran finale del primo luglio

Inizia questa sera al Teatro del Maggio Fiorentino l’integrale delle sinfonie di Ludwig van Beethoven dirette da Daniele Gatti. Questa sera a partire come sempre dalle 20 verranno eseguite la Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21, la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60 ed infine la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92.Gli altri appuntamenti vedranno invece solo due sinfonie alla volta: il 23 e 28 giugno e il 1 luglio gran finale con le ultime due composizioni del genio di Bonn.Veniamo ad una breve descrizione delle sinfonie in programma in serata. La numero 1 u composta da fra il 1799 e 1800 e venne eseguita per la prima volta il 2 aprile 1800 a Vienna ed è assai vicina a Haydn, più che a Mozart; ma già mostra alcuni tratti innegabilmente nuovi, cioè puramente beethoveniani. Questa Sinfonia è l'unica che possiamo chiaramente catalogare alla prima maniera di Beethoven ma con ciò non dobbiamo intenderla come una fase di apprendistato, di incertezza. Anche se di livello inferiore alle sinfonie successive, e ai capolavori di Haydn e di Mozart, è pur sempre una cosa in sé perfetta e compiuta: l'opera d'un maestro.A seguire ecco la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60 che nacque mentre Beethoven stava già scrivendo la futura quinta che gli avrebbe poi richiesto tempi molto più lunghi. Invece nell'autunno del 1806 che Beethoven visitò il castello del conte Franz von Oppersdorf che gli chiese di scrivere per lui un'altra partitura sinfonica e questi, certo allietato da considerazioni economiche, partorì una partitura nuova, la "Quarta" che nacque in un periodo di tempo molto breve, dedicata, ovviamente, a Oppersdorf, fu eseguita il 5 marzo 1807 nel palazzo viennese del principe Lobkowitz, e fu pubblicata l'anno seguente.La serata si conclude con la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 composta fra l'autunno 1811 e il giugno 1812, con la prima esecuzione pubblica che fu organizzata l'8 dicembre 1813 nella sala dell'università di Vienna e già da quella prima esecuzione, il secondo movimento della Settima, il celebre Allegretto, ottenne un successo strepitoso e se ne dovette dare il bis, circostanza che poi si sarebbe ripetuta in tutte le frequenti esecuzioni dell'opera ancora vivo Beethoven.L'aspetto estroso, ai limiti della stravaganza, fu uno degli elementi più avvertiti dal gusto del tempo e anche il finale fu definito «una di quelle creazioni inconcepibili che hanno potuto uscire soltanto da una mente sublime e malata». Questa Sinfonia esaltata anche da Wagner, è l'apoteosi stessa della danza., è la danza, nella sua essenza più sublime» in un graduale e costante crescendo d'intensità metrica, da una lenta messa in moto fino al massimo dell'eccitazione.

Grande appuntamento giovedì sera al Maggio

Dalle 20 con Beethoven e Bruckner

Torna la grande musica sinfonica alTeatro del Maggio. Giovedì sera con inizio classico alle 20 potremo ascoltare Beethoven e Bruckner.Si parte con il genio di Bonn e la sua Leonore, ouverture op. 72b che sarà seguita dal Concerto n. 3 in do minore op. 37 per pianoforte e orchestra. Dopo l’intervallo di scena Anton Bruckner con la Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore, ‘Romantica’.Il direttore è Philippe Jordan mentre al Pianoforte Jan Lisiecki sostituisce Beatrice Rana prevista nel cartellone di inizio stagione.L’ouverture di Leonore, più volte ritoccata da Beethoven, si apre con un colpo di timpano, cui segue un lento diminuendo; già questo Adagio è estremamente complesso e punta su temi fortemente scanditi e definiti che nascono e finiscono in dissolvenze. Il successivo Allegro è ricco di temi e variazioni per arrivare alla conclusione trionfale che non lascia dubbi sul significato: quello di un percorso dalla prigionia verso la libertà.Passiamo al Concerto n. 3 in do minore op. 37 per pianoforte e orchestra forse il più noto e più eseguito dai pianisti virtuosi nell’ottocento grazie anche al pathos romantico con cui la tonalità minore avvolge il lavoro.Il concerto e’ dedicato “A Son Altesse Royale Monseigneur le Prince Luis Ferdinand de Prusse”, nipote di Federico II, valente pianista che ammirava moltissimo Beethoven. La composizione segna un cambiamento nello stile di Beethoven che, staccandosi dai modelli tradizionali e sfruttando le potenzialità degli strumenti usati in quel periodo, inaugurò la fase romantica della forma del concerto in cui il solista intraprende quasi una gara con l’orchestra. Il primo movimento, Allegro con brio, si apre con una tradizionale lunga esposizione orchestrale che precede l’ingresso del solista impegnato sin dall’inizio a gareggiare con l’orchestra grazie a tre perentorie scale. Il secondo movimento, Largo, presenta un carattere contemplativo ottenuto con un ampio flusso melodico esposto dal pianoforte e ripreso dagli archi con sordina. Il Rondò conclusivo può apparire come un ritorno ad una scrittura più tradizionale, ma il lungo tema iniziale e alcune armonie dissonanti costituiscono un’ulteriore conferma della modernità di questo Concerto.Infine ecco Anton Bruckner con la Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore, ‘Romantica’. Il compositore austriaco sottovalutato per molto tempo è stato invece uno dei maggiori compositori di sinfonie e la sua Quarta vide in 15 anni una serie di revisioni e modifiche che confusero e disorientarono esecutori, storici e studiosi bruckneriani. Nella sua intera produzione sinfonica la Quarta Sinfonia "Romantica" è l'unica ad avere un titolo fortemente voluto dagli amici del compositore. La forma del primo movimento (Mosso, non troppo veloce) è quella impiegata da Bruckner in tutti i suoi lavori sinfonici, ovvero la forma-sonata, costituita da una sezione di esposizione, dalla sezione elaborativa, dalla ripresa e dalla coda finale. La prima area tematica è articolata in due temi entrambi in mi bemolle maggiore: una specie di lontano richiamo dei corni introdotto da un tremolo misterioso degli archi e una solenne scala discendente affidata agli ottoni. La seconda area tematica si apre con una sensuale movenza di danza affidata ai violini primi. Nella terza area tematica invece è presente un solo tema, esposto in fortissimo da tutta l’orchestra. Anche l'Andante quasi Allegretto è scritto in forma-sonata; il primo tema presentato dai violoncelli, è una melodia struggente ma dolente ed è un passaggio di grande intensità emotiva che culmina in un grandioso crescendo orchestrale. Lo Scherzo tripartito è uno dei movimenti sinfonici più famosi di Bruckner, che qui racconta in musica una movimentata scena di caccia, coi richiami dei cacciatori, la concitazione della muta, l'incertezza dei cacciatori e infine la gioia del successo finale. Il Finale è formato da un'ampia introduzione, dall'esposizione (con tre aree tematiche, come nel primo movimento), dallo sviluppo (diviso in cinque parti) e della ripresa a cui segue la coda finale in cui ritorna il clima musicale misterioso dell'introduzione che mano a mano si apre in un finale mistico e quasi visionario.

Cambio al Maggio Fiorentino

Il 18 maggio dirige il Maestro Emmanuel Tjeknavorian

Sabato alle 18 improvviso cambio al Teatro del Maggio Fiorentino perché il celeberrimo maestro Myung-Whun Chung ha comunicato di non poter dirigere il concerto in programma alle ore 18 in sala Mehta, nell’ambito dell’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino. Al suo posto il Teatro del Maggio ha chiamato il maestro Emmanuel Tjeknavorian che ha accettato di dirigere il concerto che oltre alla prevista esecuzione della Sinfonia n. 5 in do diesis minore di Gustav Mahler offrirà al pubblico anche la Sinfonia in si bemolle maggiore Hob. I:68 di Franz Joseph Haydn, fin ora mai eseguita nelle stagioni del Maggio.La Sinfonia in si bemolle maggiore Hob. I:68 fu composta tra il 1774 e il 1775. Scritta per un organico formato da due oboi, due fagotti, due corni e archi, è la prima sinfonia di Haydn con due parti indipendenti per il fagotto ed è l’ultima ad avere il Minuetto/Trio come secondo movimento che nelle successive sinfonie sarà sostituita da un tempo lento.Il primo movimento, Vivace, inizia quasi furtivamente fino all’improvviso forte orchestrale; il Minuetto dai toni lirici, quasi tristi, è ravvivato da un Trio semplice e gioioso. L’Adagio cantabile ricco d’inventiva anticipa il ritmo della futura Sinfonia 101 “La pendola” mentre Il quarto movimento, Finale Presto, è in forma di rondò in tre episodi.Dopo la pausa entra in scena l’orchestra al completo per la Sinfonia n. 5 in do diesis minore di Gustav Mahler che costituisce un importante spartiacque all’interno della grande produzione sinfonica di Mahler, in quanto apre un trittico di lavori di musica pura. Composta tra 1901 e il 1902 trovò la sua forma definitiva nel 1911, anno della morte del compositore e direttore d’orchestra. La concezione della Sinfonia risale ad un periodo molto importante per la vita del compositore che aveva trovato l’amore nella persona della bellissima Alma Schindler, più giovane di vent’anni. Nel febbraio del 1901 fu colpito da un’emorragia piuttosto grave che, a giudizio del medico, avrebbe potuto anche ucciderlo. Questi elementi biografici influirono certamente sulla composizione di questa sinfonia in cui troviamo un contrasto fra un sentimento tragico ed uno gioioso.La sinfonia è composta da cinque movimenti divisibili in tre parti dei quali la prima è costituita dai primi due movimenti, la seconda dallo scherzo intermedio e la terza, infine, dagli ultimi due. Un profondo sentimento tragico informa i primi due movimenti dei quali il primo, Trauermarsch (Marcia funebre), è aperto da una fanfara di trombe. Lo stesso sentimento tragico caratterizza il secondo movimento che si ricollega al precedente anche per la presenza di alcuni elementi tematici già utilizzati da Mahler nel primo movimento. Il terzo movimento, lo Scherzo, in un solare re maggiore contraddice con uno scarto nettissimo il carattere funereo dei primi due movimenti della sinfonia e prepara la terza ed ultima parte dell’opera.Il quarto movimento è costituito dal celeberrimo Adagietto, scritto per arpa e archi, nel quale traspare tutta la vena lirica di Mahler che, finalmente, sembra trovare un momento di pace. Questo movimento è diventato famoso al grande pubblico per essere stato ripreso da Luchino Visconti nel suo film ‘Morte a Venezia’. La pace del quarto movimento prelude infine all’esplosione di gioia del Finale con i legni e il corno che introducono dei motivi popolari.

Zubin Mehta celebra i suoi 90 anni sul podio del Maggio Fiorentino dirigendo la Nona di Beethoven

Il 29 aprile una serata-evento con orchestra e coro del Maggio e un cast internazionale per il capolavoro sinfonico-corale

Mentre terminano le repliche di “The death of Klinghoffer”, opera che inaugura il Maggio 2026, il prestigioso teatro fiorentino presenta una recita di eccezione. Il 29 aprile come sempre alle 20 salirà in pedana Zubin Mehta che nel giorno del suo novantesimo compleanno dirigerà la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven. Con l’orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Lorenzo Fratini si esibiranno la soprano Jessica Pratt, la mezzosoprano Szilvia Vörös il tenore Ian Koziara ed il basso Simon Lim.La Sinfonia n.9 rappresenta per molti la più bella e completa sinfonia tutti i tempi. Prese forma molto lentamente nell'arco della vita di Beethoven ma fu composta nel biennio 1822-1824 con la prima esecuzione che avvenne a Vienna il 7 Maggio 1824 tre anni prima della morte del grande compositore. L'esecuzione non fu di altissimo livello, a causa del poco tempo destinato alle prove, ma il pubblico, numerosissimo, accolse la nuova Sinfonia con grande entusiasmo, tributando a Beethoven non gli applausi, che non poteva sentire, ma un festoso sventolare di fazzoletti.La Nona Sinfonia apparve subito come un capolavoro rivoluzionario, non solo per la presenza delle voci e del coro, ma perché metteva in crisi il concetto stesso di "Sinfonia". Nel il primo movimento, Allegro ma non troppo, secondo il famoso critico musicale Mila, si potrebbero contare fino a cinque temi differenti. Il secondo movimento non è, come voleva la tradizione, un tempo lento, ma uno Scherzo, Molto vivace, che si contrappone quindi al movimento precedente sul piano espressivo. Dopo due tempi movimentati, l'Adagio molto e cantabile, in si bemolle maggiore, si presenta come una vera e propria oasi lirica, che introduce l'elemento della cantabilità attraverso due temi intensamente espressivi. Infine il quarto e ultimo movimento Presto, in cui l'impulso al canto trova il suo sfogo e si materializza nell'inserimento delle voci soliste e del coro, infrangendo le barriere del genere sinfonico. Questo Finale si snoda attraverso sezioni molto marcate e nettamente contrastanti: all'inizio compaiono brevi reminiscenze orchestrali dei movimenti precedenti, poi, lentamente, prende forma il tema della Gioia che inizialmente si presenta appena abbozzato per poi espandersi in tutta l'orchestra e nelle voci.

Venerdì al Maggio Missa solemnis

Un grande appuntamento alle 20

Venerdì 3 aprile alle 20 Il Teatro del Maggio Fiorentino presenta la Missa solemnis in re maggiore op. 123 per soli, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven con la direzione del maestro Vasily Petrenko. Composta nel marzo del1823 e dedicata all’Arciduca Rodolfo dovette attendere un anno per essere rappresentata nell’aprile del 1824 a Pietroburgo.La Messa non si attiene alle classiche norme liturgiche, ma si compone delle solite cinque parti: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei. Kyrie e Sanctus sono relativamente i più facili da comprendere e di effetto più immediato. Invece il Gloria e il Credo sono creazioni musicali difficili, per la grande quantità d'immagini rese attraverso idee ora brevi ed incisive ora straordinariamente sottili tutte ricche d'entusiasmante complessità.Tre sezioni della Messa vengono eseguite anche a Vienna, nel concerto del 7 maggio 1824 al Theater an der Wien serata che vedrà anche il debutto della Nona Sinfonia. Beethoven, vestito con un frac verde, è in sala; assiste al concerto dalla fossa dell'orchestra, non ode la musica, non sente gli applausi, si accorge del successo quando il pubblico inizia a sventolare dei fazzoletti bianchi. Solo allora sale in proscenio e si inchina commosso. Nonostante il successo di pubblico Beethoven non trova un editore e cerca di pubblicare la propria Messa grazie al ricavato di una sottoscrizione tra le principali case regnanti e istituzioni musicali d'Europa. Riceve solo dieci contributi che non sono ritenuti sufficienti e dobbiamo arrivare così al 1825, quando sarà l'editore Schott a stampare quella che l'autore considera "la mia opera più riuscita”.La Missa solemnis, diretta come detto da Vasily Petrenko 50 anni è un direttore d'orchestra russo naturalizzato britannico, attualmente direttore musicale della Royal Philharmonic Orchestra, direttore principale della European Union Youth Orchestra e direttore artistico dell'Orchestra Sinfonica Accademica di Stato della Russia "Evgenij Svetlanov". Gli interpreti sono la Soprano Hanna-Elisabeth Müller, la Mezzosoprano Marvic Monréal, il tenore Maximilian Schmitt ed il basso Jongmin Park. Il coro delMaggio è come sempre diretto dal maestro Fratini.

Al Maggio tre appuntamenti con 'Il castello di Barbablù' e 'La voix humaine'

A dirigere l'orchestra il maestro Martin Rajna

A partire da sabato 14 (ore 17) triplo appunto presso il Teatro del Maggio di Firenze con Il castello di Barbablù e La voix humaine.Il castello del principe Barbablù, opera in un atto su libretto di Béla Balàzs fu composta da Bartók nel 1911 ma rappresentata sette anni dopo al Teatro dell’Opera di Budapest. Il libretto recupera la figura della tradizione favolistica dello spietato Barbablù per calarla in una cornice simbolista sulla scia del Pelléas et Melisande di Debussy-Maeterlinck. L’opera, articolata in un atto e nove scene, prevede solo due protagonisti: Barbablù e la moglie Judith. Il libretto, in lingua ungherese, è stato scritto rifacendosi molto liberamente sia alla celebre fiaba La Barbe Bleue (1697) di Charles Perrault sia al dramma Ariane et Barbe Bleue (1901) di Maurice Maeterlinck, grande drammaturgo belga.L'opera di Bartók dura poco meno di un'ora e come detto ci sono soltanto due personaggi: Barbablù, baritono e la sua ultima moglie Judit. soprano/mezzosoprano. I due sono appena arrivati, e Judit è venuta nel castello di Barbablù per la prima volta, fuggendo dalla casa paterna, dove tutti sono stati contrari al suo matrimonio con questo gentiluomo dall'oscuro passato. La donna vuole però conoscere il passato di Barbablù e inizia ad aprire una dopo l’altra le sette porte segrete del castello e scopre con sgomento stanze e luoghi macchiati di sangue.A seguire viene rappresentata La voix humaine portata in scena come opera teatrale nel 1930 da Jean Cocteau. Si tratta di un dramma della solitudine e disperazione di una giovane donna abbandonata dal suo amante. Fu proposto a Francis Poulenc di realizzare un’opera con tale soggetto. Questa debuttò al Théâtre national de l'Opéra-Comique il 6 febbraio del 1959. In scena troviamo un unico personaggio la protagonista - definita genericamente Elle (lei) che parla al telefono con l’amante di cui non udiamo mai la voce. Il ruolo di Elle è complesso, a metà tra teatro di prosa e teatro musicale che richiede parimenti doti vocali e attoriali. Prima la voce è calma poi subentrano in successione dubbio, incomprensione, solitudine, agitazione, disperazione, tormento fino all’affranto “je t’aime” finale che chiude la telefonata e l’opera in modo perentorio e sconsolato. Dirige l’orchestra del Maggio il maestro concertatore Martin Rajna per un allestimento in coproduzione con Tiroler Festspiele Erl. Si replica il 18 e 22 marzo.

Sabato 7 marzo, appuntamento al Teatro del Maggio. In scena Le Carnaval Mascarade Royale

Dieci entrées che celebrano in modo solenne il Carnevale

Sabato 7 marzo, come sempre con inizio alle 20, il Teatro del Maggio presenta, in collaborazione con Modo Antiquo, Istituto Lulli e I Musici del Gran Principe uno straordinario appuntamento di musica: Le Carnaval, Mascarade Royale di Giovanni Battista Lulli, la rappresentazione in forma di concerto dell’ultima commedia-balletto del compositore italo-francese con la direzione del Maestro Federico Maria Sardelli.Si tratta di una sorta di compilation delle opere di Lulli con testi di Molière, Isaac de Benserade e Philippe Quinault rappresentata alla corte del Re Sole e poi al Palais-Royal il 17 ottobre 1675 e proposta come novità assoluta in tempi moderni. Questa “mascarade” costituisce una rarissima gemma del repertorio barocco: si tratta di dieci entrées indipendenti tra loro che durante l’esecuzione al Maggio verranno presentate ognuna al pubblico dal maestro Sardelli. Dieci entrées che celebrano in modo solenne ma divertente il Carnevale, attraverso un continuo gioco di metamorfosi e ripropongono alcuni dei maggiori successi delle comédies-ballets del medesimo periodo in una forma di concerto che ne valorizza l’essenza musicale e teatrale.Il cast vocale di Le Carnaval, Mascarade Royale vede la partecipazione di eccellenze del repertorio vocale barocco: Valeria la Grotta è la Première dessus; Giuseppina Bridelli è la Deuxième dessus e Philippe Talbot è l’ Haute-contre. Il Taille è Cyril Auvity; Francesco Masilla e Samy Timin sono i Première basse e Alexandre Baldo è il Deuxième basse.

Da domenica doppio appuntamento col Maggio

La regia è affidata a Robert Carsen

Il teatro del Maggio da domenica 22 fino al 3 marzo presenta un appuntamento doppio con Pagliacci di Ruggero Leoncavallo e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Maestro concertatore e direttore Riccardo Frizza mentre la regia è di Robert Carsen. Il programma è quindi corposo per una durata complessiva di oltre tre ore e i biglietti disponibili sono decisamente pochi. Gli interessati dunque si affrettino. Si comincia con Pagliacci, opera in due atti con prologo che segue la scia di Cavalleria rusticana, che aveva aperto poco prima il filone del teatro verista. Il libretto, approntato dallo stesso autore, è tratto da un delitto passionale realmente accaduto a Montalto Uffugo, il paese della Calabria dove viveva Leoncavallo da giovane. Si narra del dramma della gelosia di Canio, capocomico di una compagnia itinerante divorato dal demone della gelosia tanto da essere un uomo infelice nella realtà e nella finzione. La gelosia lo condurrà alla catastrofe finale, con l’efferato omicidio della moglie adultera Nedda e del suo sfortunato amante.A seguire, dopo l’intervallo, ecco Cavalleria rusticana lavoro del ventenne Pietro Mascagni che si guadagnò da subito un meritato e strepitoso successo grazie ad un soggetto di grande attualità, l’omonima novella di Giovanni Verga portata a libretto da Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti, e una musica che è pervasa da una passionalità senza pari. Cavalleria rusticana è una storia di amori tormentati, passioni brucianti, gelosie e vendette che si conclude nel sangue nel giorno di Pasqua. La serata sarà preceduta da un incontro con il pubblico alle 16.30 dal titolo "Pagliacci e Cavalleria: tra vita e letteratura” a cura di Matteo Giuggioli.

Sabato al Maggio in scena Wagner e Brahms

La grande musica protagonista

Sabato 21 febbraio con inizio come sempre alle ore 20 Il Teatro del Maggio presenta un programma interessante. Sotto la direzione di Daniele Rustioni verranno eseguiti l’ouverture del Tannhäuser di Richard Wagner e poi due lavori di Johannes Brahms: Das Schicksalslied (Canto del destino) per coro e orchestra op. 54 e la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73.L’ouverture del Tannhäuser composta nel 1845 ha un inizio, lento e commosso con il tema religioso suonato da clarinetti, corni e fagotti. Successivamente, la musica descrive la sensualità della corte di Venere con sonorità fiammeggianti e orgiastiche. I temi si intrecciano mostrando il tormento interiore del protagonista diviso fra amore ascetico religioso e quello voluttuoso e sensuale. idee che sono evocate dal contrapporsi di due grandi temi.Il “Canto del destino” Op. 54 si basa sulla poesia di Friedrich Hölderlin Hyperions Schicksalsl. E’ un’opera breve ma di grande forza emotiva, considerata tra le migliori composizioni corali di Brahms, eseguito per la prima volta a Karlsruhe il 18 ottobre 1871. Brahms volendo trasmettere un messaggio di speranza e superare l’angoscia espressa dall’ultima strofa della poesia, decide di terminare il lavoro con la riproposizione del preludio iniziale.I movimenti: sono tre: Adagio, in mi bemolle maggiore “Ihr wandelt droben im Licht”; . (Mi bemolle maggiore). Allegro, in do minore “Doch uns ist gegeben”. Adagio, postludio orchestrale in do maggiore.Chiude la serata la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 composta nel 1877 durante un soggiorno a Pörtschach am Wörthersee in una sola estate. Per il suo carattere solare viene definita la "Pastorale" di Brahms. La sinfonia segue la forma classica in quattro movimenti:  Allegro non troppo: costruito su un motivo di tre note nei bassi che funge da cellula generatrice per l'intera opera. Adagio non troppo: movimento più introspettivo e malinconico; Allegretto grazioso (Quasi andantino) uno scherzo atipico e leggero, dominato dal timbro degli oboi ed infine Allegro con spirito: che è un finale energico e trionfante, considerato tra i più gioiosi scritti dal compositore.

Wagner al Maggio il prossimo 13 febbraio

Va in scena 'L’anello del Nibelungo'

Venerdì 13 febbraio con inizio come sempre alle 20, il Teatro del Maggio presenta Der Ring ohne Worte (L’anello senza parole), sintesi sinfonica della tetralogia di Richard Wagner “L’Anello del Nibelungo” con la direzione di Teodor Currentzis e la musicAeterna Orchestra. Der Ring des Nibelungen è un ciclo di opere in quattro parti, lungo quindici ore e scritto nel corso di più di 25 anni da Wagner. I suoi episodi sinfonici chiave sono stati scelti alla fine degli anni ’80 dal direttore d'orchestra americano Lorin Maazel per confezionare una suite orchestrale di 70 minuti senza l'aggiunta di una sola nota a quanto scritto dallo stesso Wagner.Nella sua versione portata in scena al Maggio da Currentzis, Maazel aderisce rigorosamente al principio della narrazione composta, evitando modifiche stilistiche o strutturali all’originale wagneriano. Tutti i passaggi seguono così la loro sequenza originale, senza aggiunte o riorchestrazioni di sorta. Le linee vocali sono assegnate agli strumenti solo dove musicalmente essenziali riportando un immenso rispetto per l'originale, permettendo così all'Anello di essere ascoltato non solo come testo teatrale, ma anche come una delle più grandi creazioni sinfoniche della storia della musica.Un’occasione unica quella offerta dal Teatro del Maggio venerdì 13 per poter ascoltare i brani più significativi della tetralogia wagneriana che per la complessità non viene proposta molto spesso nei teatri italiani.

Una serata per Mozart

Il 6 febbraio al Teatro del Maggio, con Zubhin Meta

Venerdì prossimo 6 febbraio il Teatro del Maggio presenta un programma interamente dedicato a Wolfgang Amadeus Mozart diretto ancora una volta dal Maestro Zubin Mehta che dopo il successo dell’ultimo concerto con sinfonie di Schubert e Čajkovskij torna sul podio del Maggio per dirigere le ultime tre sinfonie del genio di Salisburgo: la Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore K. 543, la n. 40 in sol minore K. 550 e la celeberrima Jupiter n. 41 in do maggiore K. 551.Le tre sinfonie furono composte in rapida successione durante l'estate del 1788 e molto probabilmente suonate per la prima volta nell’autunno dello stesso anno.La Sinfonia n. 39 nella sua tonalità di Mi bemolle maggiore, espressione di nobiltà e profondità d'animo, per molti esperti sottintende un'allusione alla simbologia massonica, perché i tre bemolli segnati all'inizio del rigo del pentagramma formano un triangolo, e gli accordi ribattuti all'inizio del primo movimento ricordano il modo di bussare tipico dei massoni. Mozart articola come sempre la partitura in quattro movimenti ma al posto degli usuali oboi, preferisce utilizzare due clarinetti al fine di ottenere sonorità più morbide; la strumentazione comprende anche flauto, due fagotti, due corni, due trombe, timpani e archi.La sinfonia n. 40 sol minore K. 550 nella triade mozartiana spetterebbe la funzione di Sinfonia notturna, o romantica. La tonalità e l'organico la collegano infatti al passato Mannheimer di Mozart, che di altre Sinfonie in sol minore scrisse solamente la K. 183 nel 1773. La Sinfonia n. 40 proprio per questo è stata la prediletta nell'età romantica e ancora oggi risulta essere la più popolare tra tutte le sinfonie di Mozart ammantata di colori quasi lividi, percorsa da un'agitazione oscura, angosciata da una tensione senza sbocco, come una tragedia interiore che si svolga sotto la minaccia d'una forza trascendente e fatale.Chiude la triade proposta, e con essa la produzione sinfonia mozartiana, la Jupiter in do maggiore che a detta dei critici risulta essere una sorta di apoteosi della forma sonata, estesa eccezionalmente a ciascuno dei quattro movimenti e rivitalizzata da un uso organico del contrappunto che Mozart usa per conquistare nuovi spazi espressivi, arcate e tessiture sinfoniche fino ad allora mai utilizzate.Il concerto che avrà inizio come sempre alle 20 ha una durata di 2 ore compreso l’intervallo e, vista la grande rilevanza del programma e la direzione di Zubin Mehta, ha ancora pochissimi biglietti a disposizione del pubblico.

Zubin Mehta alla guida dell’Orchestra del Maggio Fiorentino: un inatteso fuori programma

Il programma prevede l’esecuzione della vivace e giocosa Sinfonia n. 3 in re maggiore D200 di Franz Schubert

Il Teatro del Maggio annuncia un inatteso fuori programma con un concerto diretto da Zubin Mehta alla guida dell’Orchestra del Maggio Fiorentino, il 21 gennaio 2026 alle ore 20, nell’Auditorium che porta il nome del Maestro. Il programma prevede l’esecuzione della vivace e giocosa Sinfonia n. 3 in re maggiore D200 di Franz Schubert e l’appassionante e maestosa Sinfonia n. 5 di Pëtr Il'ič Čajkovskij. La composizione di Schubert fu composta da tra il 24 maggio e il 19 luglio 1815, pochi mesi dopo il suo diciottesimo compleanno, ma per poterla ascoltare si dovettero attendere diversi anni visto che la prima esecuzione avvenne il 19 febbraio 1881 a Londra. La durata della composizione è di circa 21-23 minuti.La Sinfonia numero 5 di Čajkovskij fu composta nell’estate del 1888 a distanza di undici anni dalla Quarta ed eseguita la prima volta a Mosca il 17 novembre dello stesso anno. Costituisce il secondo atto della cosiddetta trilogia del destino e si pone in relazione con la precedente che ne rappresenta il primo e con la Sesta, la celebre Patetica, che corrisponde all’atto conclusivo. La durata complessiva è di circa 50-52 minuti.

Il Maggio di Firenze apre il 2026 con Tosca

Regia di Massimo Popolizio e direzione di Michele Gamba per sei repliche fino al 18 gennaio

Da domenica 11 gennaio per una settimana il Maggio presenta Tosca, il capolavoro pucciniano con allestimento firmato da Massimo Popolizio e con la direzione di Michele Gamba. Tosca, opera in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa trae spunto dal dramma storico La Tosca di Victorien Sardou, scritto nel 1887 per l’attrice Sarah Bernhardt.A Puccini quel soggetto piacque subito dopo aver assistito a una recita teatrale e fece di tutto per trasformarlo in opera ma dovette aspettare perché l’editore Ricordi affidò il progetto dapprima il progetto ad un altro compositore per poi rimetterlo nelle mani di Puccini nel 1895 che affidò il libretto al collaudato tandem Illica-Giacosa già protagonisti con la scrittura de La bohème. I lavori procedono a rilento ma Puccini non se ne preoccupa e alla fine dopo ben 4 anni firma nel 1899 quello che diventerà un altro suo grande capolavoro rappresentato per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma.Tosca è un’opera d’azione in tre atti dove la tensione non si allenta mai e in cui il discorso musicale deve necessariamente procedere senza sosta per cui Puccini adotta una tecnica narrativa costruita su una fitta rete di motivi brevi e ricorrenti - spesso combinati tra loro - per commentare il frenetico svolgersi della vicenda xhw si svolge nella Roma papale al tempo della battaglia di Marengo. I protagonisti sono Floria Tosca, primadonna passionale e volitiva, e il suo amante Mario Cavaradossi, pittore dalle simpatie liberali e anticlericale convinto. Entrambi sono ostacolati dal barone Scarpia, capo della polizia borbonica a servizio del papato che determina l’andamento degli eventi dall’inizio alla fine. Feroce persecutore di Mario prima e di Tosca poi (fino a quando non viene assassinato dalla donna dopo un tentativo di violenza su quest'ultima), Scarpia continua ad aleggiare come un fantasma in orchestra anche da morto con la ripetizione del suo tema minaccioso costruito sul tritono, l’intervallo che da secoli in musica è associato al Male. Puccini poi attraverso una scrittura orchestrale carica di dissonanze e tensioni accentua l’atmosfera già drammatica della storia, che prevede tre morti violente in scena.Maestro concertatore e direttore è Michele Gamba, la regia è affidata a Massimo Popolizio. Saranno ben sei le rappresentazioni come detto fino a domenica 18 gennaio.

Settimana di passione al Maggio

Grande attesa per l’opera di Bach

Il Teatro del maggio presenta nella prima settimana di dicembre (4,6 e 7) la Matthäus-Passion (Passione secondo Matteo), BWV 244 composta da Johann Sebastian Bach nel 1727 per l’ufficio luterano della Settimana Santa.Il capolavoro di Bach fu presto dimenticato e solo un secolo dopo grazie a Zelter e al giovane Felix Mendelssohn venne eseguito a Berlino, ridando vita al capolavoro bachiano considerato ancora oggi un’icona musicale della confessione religiosa. La Matthäus-Passion ha un’architettura colossale (che prevede solisti, un doppio coro e una doppia orchestra) e il testo prevede una nutrita schiera di personaggi che si alternano nelle tre ore dell’opera. I ruoli principali sono quelli di Gesù, l’Evangelista (a cui è affidato il compito della narrazione) Pietro e Pilato ai quali se ne aggiungono tanti altri portando una molteplicità di voci resa possibile grazie all’impiego del doppio coro. La grandezza della Passione non è solo una questione di qualità musicale: vi sono infatti Cantate nelle quali l'inventiva e il coraggio sperimentale dell'autore sono di gran lunga superiore. Si è sottolineato come nell'alternanza fra corali e arie, cori e recitativi, essa introduca nel racconto evangelico le pieghe emotive di un dramma barocco. La forza espressiva della Passione secondo Matteo sta dunque in un rovesciamento di prospettiva rispetto alla tradizionale narrazione della storia sacra.L’opera è articolata in due ampie parti per una durata complessiva di quasi tre ore nelle quali i corali, le cantate e la musica di Bach vanno ad interagire perfettamente formando un vero e proprio capolavoro della musica sacra. Il maestro concertatore è Kent Nagano mentre come sempre il coro del Maggio è diretto da Lorenzo Fratini.

Torna al Maggio Lucrezia Borgia di Donizetti

L’ultima rappresentazione nel 1980

Dal 9 al 16 novembre il Teatro del Maggio presenta, a distanza di 45 anni dall’ultima rappresentazione, l’opera Lucrezia Borgia composta nell’autunno del 1833 da Gaetano Donizetti. La fonte è l’omonimo dramma scritto da Victor Hugo che l’autore del libretto, Felice Romani, dispose in un prologo e due atti. La trama: Lucrezia Borgia, donna spietata alla ricerca esasperata del potere e pronta a eliminare ogni suo nemico, ritrova a Venezia il figlio segreto Gennaro abbandonato in tenera età. Il giovane, ignaro della verità, si sente attratto da quella nobildonna mascherata, fino a quando gli amici ne rivelano l’identità strappandole la maschera e oltraggiandola pubblicamente. Da quel momento si innesca una serie di eventi che porteranno all’avvelenamento di tutti gli amici di Gennaro, lui compreso. Solo alla fine, nel corso di un duetto pieno di pathos, il giovane scoprirà di essere il figlio della odiatissima Lucrezia.Il nuovo allestimento, che va in scena in coproduzione con il Teatro Lirico di Cagliari, vede come protagonista per la prima volta nel ruolo di Lucrezia Jessica Pratt. Alla guida dell’Orchestra ci sarà il maestro Giampaolo Bisanti. La regia dello spettacolo è firmata da Andrea Bernard. Il maestro del Coro è come sempre Lorenzo Fratini. La recita dell'11 novembre sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3.

Al Maggio la grande musica di Haydn: Marc Minkowski dirige 'Le Stagioni'

Sabato 18 ottobre nella sala Zubin Mehta concerto sinfonico-corale con l’Orchestra e il Coro del Maggio; debutto fiorentino per Ana Maria Labin, Kieran Carrel e Samuel Hasselhorn

Sono due gli appuntamenti sinfonici al Teatro del Maggio nel corso del mese di ottobre. Il primo andrà in scena sabato 18 ottobre 2025 con un concerto sinfonico corale: si tratta della Die Jahreszeiten (Le stagioni), oratorio in quattro parti per coro ed orchestra scritto da Franz Joseph Haydn dalla fine del 1798 ai primi mesi del 1801 a conclusione del periodo post londinese e post sinfonico in cui è chiaramente riconoscibile l'influenza di Händel.A dirigere nella sala Zubin Mehta del teatro fiorentino sarà il maestro Marc Minkowski accompagnato dall’Orchestra e del Coro del Maggio. Voci soliste Ana Maria Labin, Kieran Carrel e Samuel Hasselhorn, tutti al loro debutto a Firenze.

Da domani al Maggio il Macbeth di Verdi

Grande attesa per la regia di Mario Martone

Dal 12 al 19 ottobre il teatro del Maggio presenta Macbeth di Giuseppe Verdi diretto da Alexander Soddy con la regia di Mario Martone e allestimento di Gianluigi Toccafondo. Verdi in carriera si è spesso cimentato con il teatro di Shakespeare con progetti compiuti, come Macbeth, Otello e Falstaff e altri cercati ma mai realizzati, come Amleto, La tempesta, Re Lear.Ambientato tra le brume scozzesi, Macbeth è un dramma fantastico dalle tinte fosche dove streghe e fantasmi sono i coprotagonisti del condottiero eponimo e della sua perfida sposa. Fin dall’inizio il compositore disegna la parabola discendente del protagonista trasformato in crudele assassino da un’ambizione sfrenata. Sete di potere, follia e morte segnano infatti il destino di Macbeth e della consorte, donna dall’animo nero nonché istigatrice degli orrendi delitti del marito.Macbeth fece il suo esordio proprio a Firenze il 14 marzo 1847, al Teatro della Pergola ed ebbe un grande successo, ma poi l'opera cadde nel dimenticatoio e in Italia fu riportata in auge soltanto grazie ad uno strepitoso successo ottenuto al Teatro alla Scala il 7 dicembre 1952, con Maria Callas nei panni della protagonista femminile. Da allora è entrata stabilmente in repertorio e il Maggio lo ripropone nella prossima settimana.

Il Maggio riparte il 20 settembre

Quattro composizioni dalla fine del 1900 alla seconda guerra mondiale

La stagione sinfonica del Maggio riparte il 20 settembre con quattro composizioni composte dalla fine del 1800 alla seconda guerra mondiale. Sotto la direzione di Jérémie Rhorer troviamo l’orchestra e il Coro femminile del Maggio Musicale Fiorentino diretta come al solito da Lorenzo Fratini con la parte di Soprano affidata a Elizabeth Llewellyn, Si inizia con i "Trois Nocturnes" di Claude Debussy, composizione in tre movimenti completata nel 1899, basata su un concetto generale e decorativo di “notturno”. L'opera, che dura circa 25 minuti, è caratterizzata dai suoi tre movimenti: "Nuages" ("Nuvole"), "Fêtes" ("Feste") e "Sirènes" ("Sirene"), quest'ultimo con l'aggiunta di un coro femminile.  La composizione è un esempio significativo dell'impressionismo musicale, dove la forma è determinata da superfici sonore cangianti e da sfumature timbrico-armoniche in continuo mutamento. A seguire ecco Shéhérazade, poema per voce e orchestra (composto da Maurice Ravel nel 1903) basata su testi del poeta simbolista Tristan Corbière e trae ispirazione dal poema sinfonico Shéhérazade di Nikolaj Rimskij-Korsakov, riflettendo l'interesse di Ravel per l'Oriente. Si tratta di un ciclo di tre canzoni per soprano (o tenore) e orchestra intitolate "Asie", "La flûte enchantée" e "L'indifférent". Il programma prosegue con il celeberrimo Prélude à l’après-midi d’un faune composta da Claude Debussy fra il 1891 e il 1894, ispirato al poema di Stéphane Mallarmé Il pomeriggio di un fauno del 1876. Il brano è considerato uno dei capolavori dell'impressionismo musicale. La musica descrive le fantasie diurne di un fauno che, appena svegliato dal sonnellino pomeridiano, in un paesaggio bucolico, si diletta a suonare il flauto e ha un incontro amoroso con alcune ninfe. Di nuovo solo, il fauno riprende la sua melodia e cade ancora in un sonno beato. La partitura del Prélude è molto lineare e segue una forma tripartita abbozzata. Contiene due temi, un elemento tematico di raccordo e una variazione del primo tema.Chiude la nutrita serata la Sinfonia in tre movimenti di Igor Stravinskij scritta fra il 1942 e il 1945, commissionata al compositore dalla New York Philharmonic Symphony Society e dedicata ad essa. Fu eseguita per la prima volta a New York il 24 gennaio 1946, a guerra vinta, sotto la direzione dello stesso Stravinskij. La sua genesi è legata a immagini cinematografiche di guerra, pur non essendo una sinfonia "a programma". Il primo Movimento (Allegro) è ispirato a un documentario che raffigurava il popolo cinese che scavava nei campi. Il secondo Movimento (Andante) deriva invece da musica composta per un progetto mai realizzato per una scena del film The Song of Bernadette. Il terzo Movimento (Con moto) fu ispirato da documentari e cinegiornali sui soldati che marciavano con l'ultima parte ispirata dalla vittoria degli Alleati contro i nazisti.

Torna il Maggio musicale fiorentino

In scena una composizione di Bizet del 1863

Dopo la pausa estiva torna la settimana prossima la programmazione del Teatro Maggio musicale con Les Pêcheurs de perles, opera in tre atti su libretto di Michel Carrè ed Eugène Cormon, composta da Georges Bizet nel 1863. Il soggetto esotico dei Pêcheurs de perles si inseriva nella lunga scia di opere di ispirazione orientale che già da qualche anno erano diventate di gran moda in Francia. L’isola di Ceylon fa da sfondo a una storia d’amore incentrata sul tradizionale triangolo: Léïla, sacerdotessa di Brahma, è amata sia dal pescatore di perle Nadir, sia da Zurga, capo dei pescatori legato a Nadir da un’amicizia di lungo corso. Ma Léïla ama Nadir e Zurga sarà quindi costretto a sacrificare i propri sentimenti rinunciando sia alla donna amata che all’amico.Già alla prima rappresentazione del settembre del 1863 i critici si scagliarono contro il libretto, ritenuto piuttosto banale e privo di originalità. Tuttavia Bizet riuscì a realizzare per i Pêcheurs de perles una veste musicale fascinosa ricca di ritmi insoliti, languide armonie e preziosità timbriche che magistralmente evocano il misterioso Oriente tanto vagheggiato in quello scorcio di secolo.Dirige Jérémie Rhorer con Lorenzo Fratini che funge da Direttore del coro. La regia è di Wim Wenders (ripresa da Derek Gimpel). L’opera andrà in scena dal 16 al 23 settembre: per l’acquisto dei biglietti https://www.maggiofiorentino.com/events/les-pecheurs-de-perles

Simone Cristicchi al Teatro Romano di Fiesole

Un grande appuntamento dopo il Tour e il successo di critica al Festival di Sanremo

Dopo il successo travolgente del tour teatrale Franciscus e l’acclamazione al Festival di Sanremo 2025 con “Quando sarai piccola”, brano con cui ha vinto il Premio Bigazzi per la miglior composizione e il Premio Sala Stampa Lucio Dalla, Simone Cristicchi torna con il nuovo progetto live: Dalle Tenebre alla Luce – Summer Tour 2025 e lo fa martedì 22 luglio alle 21 presso il Teatro romano di FiesoleCristicchi porta in scena tutta la sua essenza: cantattore, poeta e interprete. “Dalle tenebre alla luce”, il suo ultimo album che dà il nome alla tournée, è un racconto in musica in cui ironia e malinconia, leggerezza e introspezione si alternano trasportando il pubblico in un’esperienza emotiva intensa e autentica.

Sabato al Maggio il Carmina Burana

Torna a Firenze la celebre composizione di Carl Orff presso la Cavea del teatro del Maggio

Sabato 19 luglio alle 21 il Teatro del Maggio presenta Carmina Burana celeberrima composizione di Carl Orff in una versione per due pianoforti e percussioni. Il Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretto come sempre da Lorenzo Fratini sarà affiancato dal coro di voci bianche dell'Accademia del Maggio Musicale Fiorentino diretto dalla maestra Sara Matteucci.Carmina burana è una cantata scenica composta da Carl Orff tra il 1935 e il 1936, ed è basata su 24 componimenti poetici tra quelli trovati nella raccolta medievale omonima, opera di goliardi e clerici vagantes. Fu rappresentato la prima volta l'8 giugno 1937 a Francoforte sul Meno, mentre la prima italiana si tenne il 10 ottobre 1942 al Teatro alla Scala di Milano. La serata fiorentina verrà presentata nella Cavea del Teatro del Maggio. Biglietti a partire da 20 euro.

“L’elisir d’amore” di Donizetti al Maggio

Triplice appuntamento da domani con la regia di Roberto Catalano

La Cavea del Maggio tornerà ad animarsi nei prossimi giorni (9, 11 e 14 luglio) con una delle più famose e amate opere del melodramma “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti. Sul podio Alessandro Bonato, la regia del nuovo allestimento è firmata da Roberto Catalano per la prima volta in locandina al Maggio.Il regista ha pensato a uno spazio in sintonia col luogo aperto della Cavea del teatro e ha lì disegnato un parco urbano contemporaneo dove si svolge la trama dell’opera mostrando sin da subito, durante il preludio, un’Adina bambina che gioca su una delle altalene del parco e che ritroveremo poco dopo adulta e capricciosa a sfogliare il libro dove si narra la storia del filtro amoroso bevuto da Tristano che dà spunto all’intera vicenda. I biglietti sono ancora disponibili presso la biglietteria del Teatro e online nella pagina dedicata al programma de “L’elisir d’amore”.

Il programma del Maggio

Un viaggio nel tempo, nella società e nell’animo umano

La scorsa settimana Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha reso noto il programma della stagione 2026 e dell’88esima edizione del Festival Maggio Musicale: in cartellone troviamo dodici d’opera – in un arco temporale dal barocco al contemporaneo, due cicli sinfonici diretti dal Direttore musicale Daniele Gatti, numerosi concerti sinfonici e cinque presenze di Zubin Mehta che nel 2026 festeggerà i suoi 90 anni, due balletti oltre agli spettacoli per famiglie e scuole.In merito il sovrintendente Carlo Fuortes per il comparto operistico ha affermato “Dodici titoli, dodici mondi. La nuova stagione d’opera del Maggio Musicale Fiorentino è un viaggio nel tempo, nella società e nell’anima umana. Un intreccio forte di storie che parlano di tutti noi: amori impossibili, solitudini, violenze, rivolte, sogni infranti e desideri che resistono.Il versante sinfonico e sinfonico corale mette in cartellone il ciclo dedicato alle nove sinfonie di Ludwig van Beethoven e il ciclo dedicato a Felix Mendelssohn che sono stati affidati a Daniele Gatti, Direttore musicale del Maggio, ruolo che assumerà ufficialmente a partire dal Festival. Nel corso della stagione concertistica con decine di appuntamenti sono previsti i più grandi direttori d’orchestra della scena internazionale a partire da Zubin Mehta, direttore onorario a vita del Maggio, che proporrà ben cinque programmi concerti tra cui un concerto il 29 aprile nel giorno del suo 90esimo compleanno. Sul podio salirà tra gli altri il celeberrimo Myung-Whun Chung.Inoltre in programma troviamo due spettacoli di balletto: uno dei quali vedrà protagonista Roberto Bolle la cui celebrità planetaria è indiscussa e il cui nome di per sé stesso vuol dire “danza” ed infine il terzo Ciclo di “C’è Musica e Musica 3.0” con sei appuntamenti in cartellone: quattro spettacoli la domenica mattina alle 11 e due di sabato alle ore 16.Per la Stagione 2026, il Teatro del Maggio propone al pubblico una serie di sei diversi abbonamenti: partendo da quello complessivo che include tutta la programmazione degli spettacoli previsti in abbonamento, denominato "Tutto Maggio" e che comprende, opere, concerti e balletti del cartellone, Festival compreso, al quale si affiancano altri cinque abbonamenti più circoscritti che raggruppano in pacchetti diversi le opere, i balletti, i concerti e i cicli sinfonici sia della Stagione che del Festival. Si parte con i rinnovi che possono essere effettuati dal 7 luglio 2025 fino al 30 settembre 2025per proseguire con le nuove sottoscrizioni a partire dal 15 luglio 2025. Infine dall'8 settembre verranno messi in vendita i biglietti singoli dell'intera Stagione 2026.