AGGIORNAMENTO - "Stamani sono state rilasciate dichiarazioni confuse, prive di fondamento e lesive dell'amministrazione comunale riguardanti l'intervento di rigenerazione urbana per l'ex ospedale militare di San Gallo. Gli esposti presentati sul Progetto Unitario Convenzionato San Gallo contengono errori gravi". È quanto dichiara l'assessora all'urbanistica del Comune di Firenze Caterina Biti in replica al comitato Salviamo Firenze. Tra gli errori, secondo Biti, c'è "l'uso di una norma regionale che non ha alcuna attinenza con il caso in esame. Un altro è confondere le distanze tra pareti con le distanze tra superfici finestrate, che sono trattate in differenti articoli nel Regolamento edilizio".
Biti riporta anche una risposta degli uffici della direzione urbanistica di Palazzo Vecchio dove si spiega che "la collocazione dell'edificio rispetta sia il valore minimo di distanza dal confine, pari a 5 metri, che il valore minimo di distanza tra pareti finestrate, pari a 10 m. Si tratta di due distinte verifiche che nell'esposto vengono impropriamente confuse, con l'effetto di asserire una difformità inesistente". La direzione urbanistica fa presente che "la distanza deve misurarsi ortogonalmente alla parete e pertanto si ritiene rispettata quando, costruendo sulla base della parete finestrata un rettangolo di altezza pari a detta distanza minima, non si verifichi alcuna intersezione con le pareti (finestrate o non finestrate) dell'edificio fronti stante".
In una nota l'assessora spiega anche che "la confusione" di Salviamo Firenze "è ancora più grave quando si denuncia una omessa rappresentazione che, secondo quanto riferito stamani, sarebbe capace di inficiare la valutazione da parte del Consiglio comunale, usando un riferimento normativo macroscopicamente errato". Dal Comune si spiega anche che "il regolamento regionale 88/R/2020 citato" stamani "è espressamente dedicato agli elaborati progettuali da allegare ai titoli edilizi, e non alle tavole illustrative che supportano in modo trasparente l'approvazione del Puc da parte del Consiglio comunale e che non costituiscono titolo abilitativo delle trasformazioni".
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Un'integrazione all'esposto contro il progetto nell'area dell'ex ospedale militare di via San Gallo a Firenze, presentato lo scorso gennaio, per evidenziare come l'approvazione da parte del Consiglio comunale sia "avvenuta su mappe non corrispondenti al reale". A depositarla il comitato Salviamo Firenze per viverci, insieme a 10 residenti.
Il tema riguarda il rispetto delle distanze tra gli edifici esistenti e le nuove costruzioni alla luce, contesta il comitato, dell'assenza nelle mappe di alcuni fabbricati già presenti. L'integrazione, è stato spiegato, è nata dalla documentazione trasmessa dall'assessora all'urbanistica Caterina Biti in risposta a un'interrogazione di Dmitrij Palagi di Sinistra progetto Comune, lo scorso 24 marzo.
"La tavola che è stata depositata al consiglio comunale - afferma l'avvocato Urbano Rosa - parrebbe mancare della rappresentazione di alcuni edifici rilevanti. Non abbiamo nessun dubbio sulla buona fede e la competenza di chi ha fatto i progetti - prosegue -, però riteniamo che sia opportuno e necessario sottoporre all'attenzione della procura degli elementi che ci sembrano abbastanza rilevanti". Nella tavola, spiega l'avvocato, "c'è una linea che rappresenterebbe il rispetto di una distanza di 5 metri, che lascerebbe intendere come dall'altra parte ce ne siano altrettanti", mentre in realtà "ci sono degli edifici, quindi la distanza codicistica prevista, che dovrebbe essere 10 metri, non è rispettata".
Secondo il comitato, così si legge nell'integrazione all'esposto, "con tutta evidenza non è stata utilizzata nessuna delle fonti cartografiche obbligatorie per legge e, addirittura, risultano non rappresentati diversi edifici contermini viceversa esistenti". Tra questi la chiesa di Sant'Agata e altri otto fabbricati. "Non si comprende il motivo per cui in una tavola che viene approvata in consiglio comunale non siano rappresentati interi edifici", dice ancora Rosa.
Per Massimo Torelli di Salviamo Firenze per viverci "c'è la violazione di una norma specifica, quella della distanza tra i confini fra una casa e un'altra casa. Le distanze riportate nella comunicazione scritta", ricevuta dal Comune "sono di minimo 13 metri, comunque superiore a 10 mesi previsti dalla norma. Così non è, perché i metri sono cinque", evidenzia Torelli che chiede alla sindaca "di prendere in mano la situazione e di dare una gestione politica, senza affidare il governo della città alla magistratura".
Biti riporta anche una risposta degli uffici della direzione urbanistica di Palazzo Vecchio dove si spiega che "la collocazione dell'edificio rispetta sia il valore minimo di distanza dal confine, pari a 5 metri, che il valore minimo di distanza tra pareti finestrate, pari a 10 m. Si tratta di due distinte verifiche che nell'esposto vengono impropriamente confuse, con l'effetto di asserire una difformità inesistente". La direzione urbanistica fa presente che "la distanza deve misurarsi ortogonalmente alla parete e pertanto si ritiene rispettata quando, costruendo sulla base della parete finestrata un rettangolo di altezza pari a detta distanza minima, non si verifichi alcuna intersezione con le pareti (finestrate o non finestrate) dell'edificio fronti stante".
In una nota l'assessora spiega anche che "la confusione" di Salviamo Firenze "è ancora più grave quando si denuncia una omessa rappresentazione che, secondo quanto riferito stamani, sarebbe capace di inficiare la valutazione da parte del Consiglio comunale, usando un riferimento normativo macroscopicamente errato". Dal Comune si spiega anche che "il regolamento regionale 88/R/2020 citato" stamani "è espressamente dedicato agli elaborati progettuali da allegare ai titoli edilizi, e non alle tavole illustrative che supportano in modo trasparente l'approvazione del Puc da parte del Consiglio comunale e che non costituiscono titolo abilitativo delle trasformazioni".
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Un'integrazione all'esposto contro il progetto nell'area dell'ex ospedale militare di via San Gallo a Firenze, presentato lo scorso gennaio, per evidenziare come l'approvazione da parte del Consiglio comunale sia "avvenuta su mappe non corrispondenti al reale". A depositarla il comitato Salviamo Firenze per viverci, insieme a 10 residenti.
Il tema riguarda il rispetto delle distanze tra gli edifici esistenti e le nuove costruzioni alla luce, contesta il comitato, dell'assenza nelle mappe di alcuni fabbricati già presenti. L'integrazione, è stato spiegato, è nata dalla documentazione trasmessa dall'assessora all'urbanistica Caterina Biti in risposta a un'interrogazione di Dmitrij Palagi di Sinistra progetto Comune, lo scorso 24 marzo.
"La tavola che è stata depositata al consiglio comunale - afferma l'avvocato Urbano Rosa - parrebbe mancare della rappresentazione di alcuni edifici rilevanti. Non abbiamo nessun dubbio sulla buona fede e la competenza di chi ha fatto i progetti - prosegue -, però riteniamo che sia opportuno e necessario sottoporre all'attenzione della procura degli elementi che ci sembrano abbastanza rilevanti". Nella tavola, spiega l'avvocato, "c'è una linea che rappresenterebbe il rispetto di una distanza di 5 metri, che lascerebbe intendere come dall'altra parte ce ne siano altrettanti", mentre in realtà "ci sono degli edifici, quindi la distanza codicistica prevista, che dovrebbe essere 10 metri, non è rispettata".
Secondo il comitato, così si legge nell'integrazione all'esposto, "con tutta evidenza non è stata utilizzata nessuna delle fonti cartografiche obbligatorie per legge e, addirittura, risultano non rappresentati diversi edifici contermini viceversa esistenti". Tra questi la chiesa di Sant'Agata e altri otto fabbricati. "Non si comprende il motivo per cui in una tavola che viene approvata in consiglio comunale non siano rappresentati interi edifici", dice ancora Rosa.
Per Massimo Torelli di Salviamo Firenze per viverci "c'è la violazione di una norma specifica, quella della distanza tra i confini fra una casa e un'altra casa. Le distanze riportate nella comunicazione scritta", ricevuta dal Comune "sono di minimo 13 metri, comunque superiore a 10 mesi previsti dalla norma. Così non è, perché i metri sono cinque", evidenzia Torelli che chiede alla sindaca "di prendere in mano la situazione e di dare una gestione politica, senza affidare il governo della città alla magistratura".
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