Con la salvezza in cassaforte e un attacco acciaccato, Vanoli valuta la carta del 2006 contro il Genoa

La stagione della Fiorentina si avvia verso i titoli di coda con la tranquillità di una salvezza ormai sostanzialmente raggiunta, ma con ancora diverse risposte da trovare sul campo. La nota più interessante delle ultime settimane non arriva però dai soliti noti, ma dal coraggio di Paolo Vanoli nel lanciare Riccardo Braschi. Il giovane attaccante classe 2006, fiorentino doc e già colonna della Primavera con 17 reti stagionali, ha dimostrato all'Olimpico di poter reggere l’urto con la Serie A, colpendo un palo che trema ancora e mostrando una personalità non comune.

Proprio la buona prova di Roma, unita a un reparto offensivo apparso spesso in apnea, spinge il ragazzo a reclamare spazio. Con Moise Kean e Piccoli che non sono al meglio della condizione e necessitano di una gestione oculata, il finale di campionato diventa il laboratorio perfetto per testare il talento cresciuto nel vivaio. Lanciarlo titolare domenica contro il Genoa non sarebbe un azzardo, ma una scelta logica: testare le potenzialità del ragazzo in un contesto di relativa serenità di classifica, permettendogli di sbagliare e crescere senza l'assillo del risultato a ogni costo.

Blindato da un contratto fino al 2027, Braschi rappresenta un investimento per il futuro che la società vuole iniziare a monetizzare in termini di prestazioni. Domenica al Franchi potrebbe scoccare la sua ora. Non per essere il salvatore della patria, ma per dimostrare che la Fiorentina può ricominciare a programmare partendo proprio dai propri figli.

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