Tra tutte le cose che non funzionano in questa Fiorentina, come la difesa che incassa sempre gol, contro tutti, 14 in 6 giornate, ovvero più di 2 di media a partita, le difficoltà di una mediana che non ingrana né in fase di costruzione né di interdizione, un attacco che vive dei lampi di Mastantuono e mille altre cose, c’è anche una buona dose di malasorte che sta complicando le (già di per sé complicate) cose ai viola.
Sfortuna da intendersi non sempre come evento sventurato capitato per qualsivoglia incastro di eventi imprevedibili e imponderabili, perché quando subisci gol come quello del vantaggio del Genoa a Marassi si può anche appellarsi alla sfiga che la respinta di De Gea sia finita proprio sui piedi di Messias che svirgolando trova Osmajic tutto solo, ma in quel caso c’è una grande compartecipazione di colpe ed errori individuali. Come quando, tirando, si colpisce un legno. Non sempre è solo sfortuna, spesso è mancanza di precisione. E qui veniamo al tema.
Col palo colpito da Cher Ndour contro il Genoa, il conto dei legni colpiti dai viola in queste prime sei giornate di campionato è salito a quota cinque. Quasi più legni che gol segnati, più legni che punti in classifica. Avevano aperto la lista quelli di Valdepenas e Mastantuono contro il Frosinone, hanno proseguito Atta e Fagioli col Napoli, fino ad arrivare al tiro di Ndour deviato da Bilow sabato scorso. Solo Inter e Juve in Serie A hanno colpito più legni dei viola. Poteva andare diversamente? Certo che sì. Ma la dea bendata ha detto no. E allora c’è da remare anche contro un po’ di malasorte. Come se non bastassero lacune e difficoltà che già c’erano e ci sono. E se non può piovere per sempre, per cui prima o poi la sorte dovrà girare, per forza di cose, per lacune e difficoltà, lì si può solo lavorare e migliorare. Perché se pali e traverse hanno tolto, le deviazioni decisive di Marin col Napoli e Vasquez col Genoa hanno dato. Come a dire: sfortuna sì, ma fino ad un certo punto. Se la Fiorentina si trova dov’è in classifica non è solo colpa dei legni. Ma questo era sottinteso.
E allora su, ragazzi, reagiamo? Risaliamo? Rimettiamo a posto le cose? Come dicono i vecchi saggi ‘aiutati che il ciel t’aiuta’. In attesa anche di tempi migliori in termini di rapporto coi pali.
Sfortuna da intendersi non sempre come evento sventurato capitato per qualsivoglia incastro di eventi imprevedibili e imponderabili, perché quando subisci gol come quello del vantaggio del Genoa a Marassi si può anche appellarsi alla sfiga che la respinta di De Gea sia finita proprio sui piedi di Messias che svirgolando trova Osmajic tutto solo, ma in quel caso c’è una grande compartecipazione di colpe ed errori individuali. Come quando, tirando, si colpisce un legno. Non sempre è solo sfortuna, spesso è mancanza di precisione. E qui veniamo al tema.
Col palo colpito da Cher Ndour contro il Genoa, il conto dei legni colpiti dai viola in queste prime sei giornate di campionato è salito a quota cinque. Quasi più legni che gol segnati, più legni che punti in classifica. Avevano aperto la lista quelli di Valdepenas e Mastantuono contro il Frosinone, hanno proseguito Atta e Fagioli col Napoli, fino ad arrivare al tiro di Ndour deviato da Bilow sabato scorso. Solo Inter e Juve in Serie A hanno colpito più legni dei viola. Poteva andare diversamente? Certo che sì. Ma la dea bendata ha detto no. E allora c’è da remare anche contro un po’ di malasorte. Come se non bastassero lacune e difficoltà che già c’erano e ci sono. E se non può piovere per sempre, per cui prima o poi la sorte dovrà girare, per forza di cose, per lacune e difficoltà, lì si può solo lavorare e migliorare. Perché se pali e traverse hanno tolto, le deviazioni decisive di Marin col Napoli e Vasquez col Genoa hanno dato. Come a dire: sfortuna sì, ma fino ad un certo punto. Se la Fiorentina si trova dov’è in classifica non è solo colpa dei legni. Ma questo era sottinteso.
E allora su, ragazzi, reagiamo? Risaliamo? Rimettiamo a posto le cose? Come dicono i vecchi saggi ‘aiutati che il ciel t’aiuta’. In attesa anche di tempi migliori in termini di rapporto coi pali.
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