La storia di Hanaa e della dodicenne Ghaydaa, sopravvissuta ai bombardamenti di Gaza: il ricongiungimento al Don Gnocchi dopo mesi di appelli e ostacoli burocratici

Dopo due anni di separazione causata dalla guerra a Gaza, Hanaa e la figlia dodicenne Ghaydaa si sono finalmente riabbracciate all’istituto Don Gnocchi di Firenze. Un incontro carico di emozione che chiude, almeno in parte, una vicenda segnata da lutti, ferite e lunghi ostacoli burocratici.

Ghaydaa era rimasta gravemente ferita nei primi bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. Creduta morta, fu ritrovata viva sotto le macerie con fratture multiple alle gambe. Nel conflitto ha perso il padre e due sorelle. Trasferita in Italia grazie a un ponte aereo sanitario, è stata curata all’ospedale Meyer e poi accolta al Don Gnocchi, dove sta lentamente tornando a camminare.

La madre Hanaa, invece, era rimasta bloccata in Cisgiordania, a Ramallah, dove si trovava per curare un altro figlio malato di leucemia. Per mesi non è riuscita a raggiungere la figlia. La svolta è arrivata dopo l’appello pubblico lanciato da Ghaydaa, che aveva chiesto soltanto di poter riavere accanto sua madre nei momenti di paura e sofferenza.

Le autorità italiane hanno poi concesso il visto alla donna e al figlio più piccolo, ma ulteriori ritardi sono stati causati dalle difficoltà di uscita dalla Cisgiordania. Solo dopo giorni di attesa Hanaa è riuscita ad arrivare in Giordania e poi in Italia, raggiungendo Firenze nella notte.

L’abbraccio tra madre e figlia all’ingresso del Don Gnocchi è stato segnato da lacrime, commozione e dolore per le perdite subite dalla famiglia. Hanaa ha raccontato di aver vissuto mesi di angoscia e di voler ora restare in Italia, lontano dalla guerra.


La famiglia potrà ripartire da Firenze grazie anche alla solidarietà di volontari e associazioni che hanno seguito il caso, tra cui Italia-Palestina e diversi cittadini fiorentini. Un residente ha persino messo gratuitamente a disposizione un appartamento arredato fino a luglio per accogliere Hanaa e il figlio Ahmed. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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