L’autista del bus 30 si avvale della facoltà di non rispondere nel caso del 17enne accoltellato a Certaldo

Nel procedimento giudiziario in corso davanti alla Corte d’Assise di Firenze, emergono “molti non ricordo” e la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere da parte dell’autista del bus della linea 30, testimone chiave nel caso dell’omicidio di Maati Moubakir, 17 anni, ucciso il 29 dicembre 2024 a Certaldo.

Secondo le ricostruzioni, il ragazzo avrebbe cercato rifugio a bordo del mezzo dopo precedenti aggressioni da parte di un gruppo, ma sarebbe stato raggiunto da ulteriori coltellate risultate poi mortali. Il conducente, già indagato e condannato in un precedente procedimento per omissione di soccorso, ha evitato molte domande nel corso dell’udienza, appellandosi alle norme procedurali.

La sua deposizione è stata criticata dai genitori della vittima e dalle parti civili, presenti in aula a ogni udienza. Secondo la ricostruzione dell’accusa civile, alcuni passeggeri avrebbero segnalato quanto stava accadendo, ma non sarebbero stati adottati interventi ritenuti adeguati.

Gli avvocati delle parti civili sottolineano che dalla documentazione e dalle testimonianze emergerebbe un possibile profilo di responsabilità civile, con la possibilità di avanzare richieste di risarcimento danni.

Il processo entra ora nella fase decisiva: le prossime udienze saranno dedicate agli interrogatori dei cinque imputati coinvolti nel procedimento, tutti residenti a Campi Bisenzio, che secondo la difesa non intendono sottrarsi alle domande della corte. Lo scrive la Nazione. 

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