Oltre 500 giorni dopo il disastro del 9 dicembre 2024 in cui morirono cinque lavoratori, le famiglie chiedono giustizia mentre l’area si avvia verso la riconversione in hub delle rinnovabili

A Calenzano si chiude l’inchiesta sull’esplosione del 9 dicembre 2024 nel deposito carburanti Eni, che causò la morte di cinque lavoratori e numerosi feriti. Con la conclusione delle indagini, si apre ora la possibilità di un processo nei confronti dei soggetti coinvolti.

Le vittime – tra cui Carmelo Corso, Davide Baronti, Vincenzo Martinelli, Gerardo Pepe e Franco Cirelli – vengono ricordate dalle famiglie, che ribadiscono la richiesta di verità e giustizia. Alcuni parenti, pur non costituendosi parte civile per via di accordi risarcitori già raggiunti, continuano a seguire con attenzione l’evoluzione del procedimento.

Sul piano giudiziario, la chiusura delle indagini riporta le attenzioni sulle responsabilità dell’incidente, avvenuto durante attività di manutenzione e carico nel deposito.

Parallelamente, prende forma il futuro dell’area: il sito è destinato a essere dismesso e riconvertito in un hub per le energie rinnovabili, progetto condiviso da Eni, Regione e Comune, con la previsione di avviare i lavori dopo la firma degli accordi e di completare la trasformazione entro circa due anni. Lo scrive Repubblica. 

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