“Io non l’ho colpito”: accuse incrociate e strategie difensive nel processo per la morte del 17enne

Nel processo davanti alla Corte d’Assise di Firenze per l’omicidio di Maati Moubakir, ha parlato per la prima volta uno dei cinque imputati, Diego Voza, ricostruendo la sua versione dei fatti e ridimensionando il proprio ruolo nella vicenda.

Voza ha dichiarato di non aver partecipato direttamente all’aggressione mortale, sostenendo di non aver colpito il 17enne e di aver soltanto preso il suo cappellino, poi gettato via perché sporco di sangue. Ha ammesso però di essere stato presente e di non aver fermato gli amici durante la colluttazione.

Secondo la sua ricostruzione, l’azione sarebbe nata dopo un episodio avvenuto in discoteca e si sarebbe trasformata in una spedizione punitiva nei giardini della zona Matteucci a Campi Bisenzio. L’imputato ha inoltre riferito che uno degli altri coinvolti, Francesco Pratesi, avrebbe ammesso di aver colpito la vittima alla schiena, mentre un altro avrebbe avuto con sé una piccola arma.

Nel corso dell’udienza, caratterizzata da versioni divergenti tra gli imputati, emergono anche accuse incrociate su chi avesse portato le armi e su chi abbia materialmente inferto le coltellate. La difesa di Voza punta a ridimensionare la sua posizione, anche alla luce delle immagini di videosorveglianza che non lo collocherebbero direttamente nell’atto omicidiario.

L’imputato, che rischia l’ergastolo, ha ammesso di aver “sbagliato” per non aver fermato il gruppo, ma ha ribadito di non aver toccato la vittima. Le dichiarazioni hanno suscitato forte reazione in aula da parte dei familiari del ragazzo.

Il processo proseguirà nelle prossime udienze con l’audizione degli altri imputati, in un quadro ancora segnato da versioni contrastanti e strategie difensive divergenti. Lo scrive la Nazione. 

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