“Zone grigie e depistaggi: il biennio stragista va letto nel suo disegno complessivo”

A oltre trent’anni dalla strage di via dei Georgofili, restano ancora “pezzi mancanti” nella ricostruzione dell’attentato. Lo afferma l’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, sottolineando come alcuni elementi emersi nel tempo suggeriscano la possibile presenza di soggetti esterni a Cosa Nostra nella fase finale dell’attacco.

Grasso ricorda in particolare l’ipotesi di una possibile “carica esplosiva aggiuntiva” e la presenza di una persona diversa da quella indicata come responsabile del parcheggio dell’autobomba. Accertamenti che, secondo l’ex magistrato, si sono interrotti e non sono più stati ripresi, lasciando aperti interrogativi rilevanti.

Nel suo ricordo del magistrato Gabriele Chelazzi, che coordinò le indagini sulle stragi mafiose, Grasso ne evidenzia la determinazione investigativa e la capacità di affrontare con rigore le inchieste sul terrorismo mafioso. Un lavoro condotto con grande tenacia, fino a diventare un punto di riferimento nelle indagini su Strage di via dei Georgofili.

Sul significato complessivo del biennio stragista, Grasso sottolinea la necessità di leggere quegli eventi come il risultato non solo dell’azione di Cosa nostra, ma anche di una più ampia “strategia della tensione”, in cui convergerebbero interessi di soggetti diversi, tra cui ambienti eversivi, settori deviati e realtà economiche colluse. Un’area “grigia” che, secondo l’ex procuratore, resta ancora oggi centrale per comprendere la dinamica delle stragi.

Richiamando il lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Grasso evidenzia come i due magistrati avessero anticipato la dimensione economica e relazionale della mafia moderna. Se fossero ancora vivi, afferma, l’Italia avrebbe istituzioni più consapevoli e solide nella lotta alla criminalità organizzata.

Infine, parlando della propria esperienza personale sotto scorta da decenni, Grasso racconta di aver imparato a convivere con la paura senza farsi condizionare. Oggi la sua attività prosegue con la Fondazione “Scintille di Futuro”, impegnata in progetti educativi su legalità, cittadinanza e contrasto alle mafie, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Lo scrive la Nazione. 

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