La difesa del ragazzo aveva chiesto il collocamento in comunità

AGGIORNATA - Resta in carcere il 15enne arrestato dalla polizia di Firenze lo scorso 20 maggio con l'accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale.
    
Per il giudice del tribunale per i minori di Firenze il ragazzo, che nel corso dell'udienza di convalida si è avvalso della facoltà di non rispondere, non ha fornito una versione alternativa al fatto come contestato dalla procura per i minori.

Inoltre, l'istanza del difensore di modifica della misura cautelare in carcere con quella del collocamento in comunità, non è basata su elementi nuovi e diversi rispetto a quelli già valutati dal tribunale per i minori.

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Il gip dei minori di Firenze ha disposto accertamenti per decidere sulla sostituzione della misura cautelare in carcere chiesta dalla difesa del 15enne immigrato dalla Tunisia arrestato a Firenze il 20 maggio con l'accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. E' il ragazzo che vive coi familiari in Toscana e che da circa un anno intrattiene contatti con esponenti del Daesh. Per valutare al meglio la sua situazione a partire dai prossimi giorni sarà espletata un'indagine sociofamiliare per raccogliere informazioni sulle condizioni di vita, le relazioni coi genitori e l'inserimento a scuola.

Il 15enne è iscritto a un istituto professionale nella Toscana meridionale. Inoltre, gli psicologi dovranno verificare l'impatto della detenzione nel carcere minorile. Tali accertamenti sono necessari alla luce della richiesta dell'avvocato difensore Graziella Del Rio di sostituire la misura in carcere con quella più tenue del collocamento in comunità, con l'obiettivo del recupero sociale dell'indagato.

Il ragazzo nell'ottobre 2025 era stato colpito dalla misura cautelare del collocamento in comunità per lo stesso reato fino a quando, il marzo scorso, il provvedimento fu revocato e sostituito con il regime di messa alla prova. Ma lo stesso giorno in cui venne rimesso in libertà, hanno ricostruito le indagini, ha ripreso a contattare profili social in uso ad affiliati al Daesh.

Nelle chat intercorse con personaggi riconducibili all'estremismo islamista radicale il 15enne si era dichiarato pronto ad agire. Aveva, hanno ricostruito le indagini, ricevuto istruzioni sulla tipologia di luogo da scegliere per compiere azioni terroristiche. A dare l'allarme alla Digos di Firenze è stata la Direzione centrale della Polizia di prevenzione, che grazie di intelligence esercitata dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) con le agenzie di intelligence, Aise e Aisi, hanno intercettato le chat. Poi l'arresto. Nell'interrogatorio il minore si è avvalso della facoltà di non rispondere e il suo legale ha sollecitato al gip Giuditta Merli una misura meno severa del carcere. Il gip deciderà all'esito degli accertamenti. 
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