Un 15enne arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale è al centro di un’inchiesta che solleva interrogativi sulla veridicità delle sue affermazioni. Il ragazzo, detenuto nell’istituto penale minorile di Firenze, avrebbe dichiarato di conoscere il 31enne che lo scorso 16 maggio a Modena ha travolto sette persone con un’auto, sostenendo che si sia trattato di un attentato.
Gli investigatori stanno ora cercando di capire se si tratti di mitomania o di un effettivo legame, in un’indagine ancora in fase di approfondimento. Le informazioni raccolte nel carcere di via degli Orti Oricellari descrivono un minore con limitate interazioni con altri detenuti non di fede musulmana, una pratica assidua della preghiera nella propria camera e un comportamento che avrebbe creato disagio tra gli altri ospiti della struttura.
Il ragazzo, di origine tunisina, era stato arrestato dalla Digos lo scorso 20 maggio. Il giudice del tribunale per i minorenni di Firenze ha confermato la custodia cautelare in carcere, respingendo la richiesta di attenuazione della misura avanzata dalla difesa, che aveva proposto il collocamento in comunità.
Secondo quanto emerso, il minore avrebbe già avuto in passato contatti con ambienti riconducibili al Daesh e risultava già noto alle forze dell’ordine. Lo scorso ottobre era infatti stato sottoposto a una misura cautelare in comunità per una fattispecie analoga, successivamente revocata. Dopo l’uscita, avrebbe ripreso attività online sospette su piattaforme come Telegram e TikTok.
L’indagine è partita da una segnalazione dell’intelligence nazionale, che ha individuato attività sospette su un profilo social geolocalizzato nell’area di Firenze. La Digos ha quindi identificato rapidamente il giovane e avviato gli accertamenti.
Nei prossimi giorni verrà svolta un’indagine socio-familiare per approfondire le condizioni di vita del ragazzo, i rapporti con i genitori e il suo percorso scolastico, elementi ritenuti utili per completare il quadro investigativo. Lo scrive la Nazione.
Condividi
Attiva i cookies














