Una sentenza del Tar della Toscana riaccende lo scontro sugli affitti brevi a Palazzo Vecchio. Mentre il Comune si appresta a estendere il blocco delle locazioni turistiche anche fuori dal centro storico (da Gavinana a Rifredi), i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di Namira sgr. Come afferma La Repubblica, la società milanese gestisce il fondo immobiliare Kalon, proprietario di un complesso da 18mila metri quadri in ristrutturazione tra via Bufalini, via dei Servi e piazza Brunelleschi (area un tempo del fondo Colony di Tom Barrack e già sede della Cassa di Risparmio).
Grazie a una convenzione urbanistica del 2017 e al versamento di oltre 500mila euro per la "monetizzazione" del social housing, Namira aveva ottenuto il diritto di destinare agli affitti brevi oltre 100 appartamenti di superlusso una volta finiti i cantieri. Nel maggio 2025, però, il nuovo regolamento comunale anti-overtourism aveva introdotto il divieto totale in area Unesco, escludendo la società poiché non ancora operativa nel 2024.
Per il Tar si è trattato di un cortocircuito normativo: il Comune ha salvaguardato i cantieri avviati nella variante urbanistica, ma li ha poi bloccati con il regolamento sugli affitti brevi. "Con il risultato — scrivono i magistrati — che alla ricorrente lo svolgimento dell'attività di locazione turistica breve è consentito dalla variante, ma, allo stesso tempo, impedito dal regolamento". Secondo la sentenza, la scelta di Palazzo Vecchio "contraddice le scelte urbanistiche pregresse, ma di fatto si traduce altresì in un immotivato e perciò illegittimo recesso del Comune dall'accordo".
La decisione, che non vale erga omnes, ha scatenato una bufera politica e social sul tema "due pesi e due misure". All'attacco le opposizioni: "Contraddizione gigantesca" dichiara Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), mentre Massimo Sabatini (Lista Schmidt) incalza la maggioranza: "Qualcuno sa spiegarmi qual è il concetto di sinistra dietro a una cosa del genere?".
La sindaca Sara Funaro, d'intesa con l'avvocatura, valuta il ricorso al Consiglio di Stato (la decisione arriverà lunedì), puntando sul fatto che gli alloggi non possiedono ancora il codice "Cin". Intanto la tensione sale: per giovedì prossimo è già stata indetta una manifestazione di protesta dei piccoli proprietari sotto Palazzo Vecchio.
Grazie a una convenzione urbanistica del 2017 e al versamento di oltre 500mila euro per la "monetizzazione" del social housing, Namira aveva ottenuto il diritto di destinare agli affitti brevi oltre 100 appartamenti di superlusso una volta finiti i cantieri. Nel maggio 2025, però, il nuovo regolamento comunale anti-overtourism aveva introdotto il divieto totale in area Unesco, escludendo la società poiché non ancora operativa nel 2024.
Per il Tar si è trattato di un cortocircuito normativo: il Comune ha salvaguardato i cantieri avviati nella variante urbanistica, ma li ha poi bloccati con il regolamento sugli affitti brevi. "Con il risultato — scrivono i magistrati — che alla ricorrente lo svolgimento dell'attività di locazione turistica breve è consentito dalla variante, ma, allo stesso tempo, impedito dal regolamento". Secondo la sentenza, la scelta di Palazzo Vecchio "contraddice le scelte urbanistiche pregresse, ma di fatto si traduce altresì in un immotivato e perciò illegittimo recesso del Comune dall'accordo".
La decisione, che non vale erga omnes, ha scatenato una bufera politica e social sul tema "due pesi e due misure". All'attacco le opposizioni: "Contraddizione gigantesca" dichiara Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), mentre Massimo Sabatini (Lista Schmidt) incalza la maggioranza: "Qualcuno sa spiegarmi qual è il concetto di sinistra dietro a una cosa del genere?".
La sindaca Sara Funaro, d'intesa con l'avvocatura, valuta il ricorso al Consiglio di Stato (la decisione arriverà lunedì), puntando sul fatto che gli alloggi non possiedono ancora il codice "Cin". Intanto la tensione sale: per giovedì prossimo è già stata indetta una manifestazione di protesta dei piccoli proprietari sotto Palazzo Vecchio.
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