L’indagato sarà trasferito in una struttura neuroriabilitativa. Il processo resta sospeso per l’attuale incapacità di affrontarlo

La famiglia di Eleonora Guidi, la 34enne di Rufina uccisa l’8 febbraio 2025 nell’abitazione che condivideva con il compagno, sta valutando nuove iniziative giudiziarie e pubbliche dopo la decisione del giudice di disporre il trasferimento dell’indagato, Lorenzo Innocenti, in una clinica neuroriabilitativa in regime di libertà vigilata.

L’uomo, accusato del femminicidio della compagna, dopo l’omicidio tentò il suicidio lanciandosi dal secondo piano dell’abitazione. Le gravi lesioni riportate nella caduta hanno determinato un quadro clinico che, secondo le perizie disposte dal tribunale, non gli consente attualmente di partecipare consapevolmente al processo. Per questo il procedimento penale rimane sospeso in attesa di eventuali miglioramenti delle sue condizioni.

Nei prossimi mesi sarà determinante il percorso riabilitativo presso il centro “Don Gnocchi” di La Spezia, dove i sanitari dovranno relazionare periodicamente all’autorità giudiziaria sull’evoluzione clinica e comportamentale dell’indagato. Gli stessi periti nominati dal giudice hanno evidenziato come la situazione possa essere almeno in parte reversibile grazie a un percorso terapeutico mirato.

Nell’ordinanza che ha accolto la richiesta della difesa, il giudice ha sottolineato i progressi compiuti da Innocenti rispetto alle condizioni iniziali, quando dopo il tentativo di suicidio era stato descritto in una situazione molto grave. Successivamente l’uomo era stato trasferito dall’ospedale di Careggi a una struttura riabilitativa fiorentina, dove aveva recuperato una significativa autonomia fisica.

Restano tuttavia compromesse alcune capacità cognitive ed emotive. Le perizie più recenti hanno evidenziato difficoltà nell’attenzione, nella pianificazione delle azioni e nella gestione delle risposte affettive, elementi che hanno portato gli esperti a confermare l’incapacità di sostenere il processo.

Durante gli accertamenti è inoltre emerso che l’indagato avrebbe rifiutato in più occasioni la terapia farmacologica prescritta, sostenendo di non ritenere necessario assumere medicinali. Proprio per questo la misura della libertà vigilata prevede l’obbligo di seguire le cure indicate dai medici.

Nel frattempo, i legali della famiglia di Eleonora continuano a seguire l’evoluzione della vicenda, mentre la comunità di Rufina resta in attesa degli sviluppi giudiziari di uno dei casi che più hanno colpito il territorio negli ultimi anni. Lo scrive la Nazione. 

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