A un mese dallo sgombero proseguono le operazioni di pulizia sotto il viadotto. Installate telecamere, cancelli e illuminazione, ma nell’area restano situazioni di marginalità e degrado

A un mese dallo sgombero della baraccopoli sorta sotto il Ponte all’Indiano, sul lato dell’Argingrosso, continuano le operazioni di bonifica di una delle aree più degradate della città. Dopo l’intervento iniziale nell’area pubblica, dal 21 maggio i lavori si sono estesi anche ai terreni privati adiacenti, mentre è stata completata la demolizione delle strutture abusive presenti.

Le quantità di materiale da smaltire sono enormi. Finora sono state rimosse circa 11,5 tonnellate di rifiuti ingombranti dall’area comunale e oltre 7,7 tonnellate da quella privata. Le stime, però, parlano di circa 150 tonnellate di rifiuti nell’area pubblica e addirittura 250 tonnellate in quella privata. Il cronoprogramma prevede la conclusione delle operazioni entro i prossimi due mesi.

Parallelamente alla bonifica ambientale è stato portato avanti anche un percorso sociale, con il coinvolgimento dei servizi comunali per seguire le persone che vivevano nell’insediamento. Per evitare nuove occupazioni abusive e nuovi abbandoni di rifiuti sono stati installati cancelli di accesso riservati ai mezzi autorizzati, sistemi di videosorveglianza collegati alle centrali operative e nuovi punti luce.

L’intervento rappresenta uno dei tasselli principali della riqualificazione dell’area compresa tra Argingrosso, Arno e Greve, una zona storicamente segnata da degrado e marginalità e destinata a rientrare nel più ampio progetto del Parco Florentia, il grande parco urbano da 250 ettari annunciato nel 2021.

Nonostante i progressi, la rinascita del territorio appare ancora lontana. Nelle vicinanze dell’ex Poderaccio restano infatti alcune baracche improvvisate e piccoli insediamenti di fortuna. Situazioni che raccontano un disagio sociale ancora presente.

Tra chi vive in queste condizioni c’è Patrick, 39 anni, disabile, che abita in una piccola baracca costruita con materiali di recupero. «Vorrei una casa vera, ma che lavoro posso fare?», racconta. «Raccolgo ferro a dieci centesimi al chilo, ma non basta per vivere. Ho fatto qualche lavoro di pulizia, ma non riesco a stare troppo tempo in piedi».

Anche altri residenti denunciano episodi di degrado e abbandono di rifiuti. Una donna che assiste un familiare nella zona racconta di scarichi abusivi notturni: «Cerchiamo di tenere pulito per quanto possiamo, ma spesso arrivano persone a lasciare rifiuti. Quando protestiamo ci viene detto di stare zitti».

La percezione di insicurezza resta elevata anche lungo il viadotto dell’Indiano. Secondo chi vive nell’area, molti pedoni evitano il ponte ciclopedonale nelle ore serali proprio per il timore di incontri indesiderati.

Mentre le ruspe continuano a lavorare e le tonnellate di rifiuti vengono rimosse, sotto il Ponte all’Indiano rimane quindi aperta una doppia sfida: quella ambientale e quella sociale. Perché dietro le montagne di scarti da smaltire continuano a esserci storie di povertà, isolamento e fragilità che nessuna bonifica, da sola, può cancellare. Lo scrive la Nazione. 

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