Nuovo capitolo giudiziario nella vicenda che vede coinvolto Giorgio Pinchiorri, 82 anni, storico patron della celebre Enoteca Pinchiorri. Dopo il patteggiamento della pena a un anno e due mesi per stalking nei confronti di una ex dipendente, il tribunale civile ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dalla donna, condannandola anche al pagamento delle spese legali.
La vicenda nasce dalle denunce presentate dalla sommelier, oggi quarantenne, che aveva lavorato nell’Enoteca tra il 2016 e il 2018. Secondo il suo racconto, dopo l'inizio di una frequentazione personale con il datore di lavoro, il rapporto si sarebbe deteriorato fino a trasformarsi in una serie di comportamenti ossessivi, vessazioni e umiliazioni sul posto di lavoro. Anche dopo aver lasciato l'attività, la donna avrebbe continuato a ricevere messaggi e, in un'occasione, sarebbe stata seguita per strada.
Sul fronte penale, la vicenda si era conclusa con il patteggiamento da parte di Pinchiorri. Tuttavia, nel procedimento civile dedicato alla quantificazione del danno, il giudice Anita Polito ha ritenuto insufficienti gli elementi probatori presentati dall'attrice.
Nella sentenza si evidenzia come la donna abbia basato la propria richiesta principalmente su diffide, denunce, richieste di ammonimento, messaggi e sulla stessa sentenza di patteggiamento. Secondo il tribunale, però, non sarebbe stata fornita una documentazione sufficiente a dimostrare in modo autonomo la condotta persecutoria contestata e il nesso causale con i danni lamentati.
Il giudice osserva inoltre che nei messaggi prodotti agli atti non emergerebbe una reiterazione di comportamenti tali da configurare il reato di atti persecutori né elementi idonei a dimostrare un concreto stato di timore per l'incolumità della persona offesa o dei suoi familiari.
Per queste ragioni il tribunale ha escluso la responsabilità civile dell'imprenditore rispetto alla richiesta risarcitoria, rigettando la domanda.
La decisione è stata però impugnata. L'avvocato della donna, Federico Scavetta, ha già presentato appello e parla di «duplice ingiustizia». Secondo il legale, da un lato sarebbero state ridimensionate condotte ritenute intrusive e ossessive, dall'altro la persona che ha denunciato i fatti si troverebbe ora a sostenere anche le conseguenze economiche della causa.
La vicenda giudiziaria, quindi, non è ancora conclusa e sarà ora la Corte d'Appello a pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento avanzata dall'ex dipendente. Lo scrive la Nazione.
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