Delitto Imane, svolta dopo vent'anni: c'è un indagato per l'omicidio della 22enne trovata a pezzi lungo l'A1
La Procura di Firenze indaga su un 45enne residente nel capoluogo. Disposti nuovi accertamenti sul Dna. La famiglia: «Non ci siamo mai arresi»
14Giu202607:19
A quasi vent'anni dal ritrovamento del corpo di Imane Laloua, emerge per la prima volta il nome di un indagato nell'inchiesta sul brutale omicidio della giovane marocchina scomparsa da Prato nel 2003. La Procura di Firenze ha notificato un avviso di accertamenti irripetibili a un cittadino albanese di 45 anni, residente a Firenze, accusato di omicidio e soppressione di cadavere.
Il 21 giugno 2006 un camionista trovò alcuni sacchi di plastica abbandonati nella boscaglia lungo l'A1, tra Barberino di Mugello e Roncobilaccio. All'interno c'erano i resti fatti a pezzi e scarnificati di una ragazza che sarebbe stata identificata soltanto anni dopo grazie al Dna: Imane Laloua, 22 anni. Da allora le indagini hanno seguito numerose piste, comprese ipotesi mai confermate come quella di una setta satanica, senza però arrivare a una svolta concreta.
Ora l'attenzione degli investigatori si concentra su alcuni oggetti rinvenuti nell'auto dell'indagato poche settimane prima del ritrovamento del cadavere e rimasti per anni custoditi negli uffici di un commissariato delle Marche senza essere mai analizzati in relazione al delitto. La Procura ha disposto nuovi esami per verificare l'eventuale presenza di tracce biologiche riconducibili alla vittima. Un eventuale "match" genetico, tutt'altro che scontato vista la distanza temporale, potrebbe rappresentare una svolta decisiva.
«Credo che ci sia ancora molto da fare», commenta l'avvocato Francesco Filograsso, legale della madre di Imane, Chakir Zoubida. «Lo abbiamo sostenuto a ottobre 2024 opponendoci alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e lo abbiamo ribadito nella nostra istanza di riapertura delle indagini presentata lo scorso marzo. Diverse persone sono rimaste nell'ombra nei precedenti accertamenti». E aggiunge: «Non ci si può rassegnare al fatto che resti senza risposte l'omicidio così cruento di una ragazza di 22 anni. Un ulteriore tentativo è doveroso: lo dobbiamo alla giustizia e alla madre».
La nuova pista investigativa nasce anche dagli approfondimenti avviati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Prato su Vasile Frumuzache, la guardia giurata accusata dell'omicidio di due giovani escort romene. Su richiesta del procuratore Luca Tescaroli, i carabinieri del Ros hanno riesaminato diversi casi irrisolti di donne scomparse e omicidi, verificando l'ipotesi di una possibile catena di delitti su commissione. Sebbene non siano emersi collegamenti con l'entourage di Frumuzache, la scoperta di quei reperti mai esaminati ha spinto gli investigatori a riaprire il fascicolo su Imane.
Resta ora l'attesa per l'esito degli accertamenti genetici e per una madre che, dal novembre del 2003, continua a chiedere verità e giustizia per la figlia. Una vicenda drammatica quella di Imane Laloua, studentessa brillante finita, per circostanze della vita, in ambienti lontani dal suo percorso. Negli anni le indagini si erano concentrate anche sul mistero del cellulare della giovane, rimasto attivo a intermittenza dopo la sua scomparsa, e sul racconto contenuto nel diario di un'adolescente pratese che riferiva di presunte sevizie ai danni di una donna. Elementi che non trovarono mai conferme e portarono all'archiviazione. Oggi, dopo due decenni, si riaccende la speranza di dare finalmente un nome e un volto al responsabile di uno dei delitti più inquietanti della cronaca toscana recente. Lo scrive Repubblica.
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