A ventitré anni dalla scomparsa di Imane Laloua, il caso della giovane marocchina ritrovata senza vita lungo l'A1 torna a riaprirsi con una nuova pista investigativa. Un 45enne di origine albanese, residente a Firenze, risulta indagato per omicidio e soppressione di cadavere. L'uomo sarà sottoposto ad accertamenti irripetibili su alcuni oggetti sequestrati anni fa e custoditi in un ufficio di polizia nelle Marche, nel tentativo di chiarire un eventuale coinvolgimento nel delitto. Al momento resta ancora da dimostrare qualsiasi collegamento diretto tra lui e la vittima, anche se gli inquirenti ritengono significativo il fatto che l'indagato abbia percorso quel tratto dell'Autostrada del Sole pochi giorni prima del ritrovamento delle ossa, avvenuto nel giugno 2006.
Imane Laloua era scomparsa da Prato nel settembre del 2003. Arrivata dal Marocco in Toscana nel 1995 per raggiungere la madre, che lavorava come badante a Montecatini Terme, viveva un rapporto difficile con la famiglia e nel frattempo si era sposata con un uomo nordafricano residente a Prato. Per anni le indagini non hanno prodotto risultati concreti. Soltanto nel 2017, grazie all'analisi del Dna, è stato possibile identificare i resti rinvenuti lungo l'A1. Una precedente inchiesta della Procura di Firenze, aperta su impulso della madre Chakir Zoubida, si era conclusa con l'archiviazione nel 2024.
La riapertura del fascicolo è maturata anche nell'ambito degli approfondimenti legati a Vasile Frumuzache, la guardia giurata di origine romena accusata dell'omicidio di due escort e per la quale è stata chiesta la condanna all'ergastolo. Nel verificare eventuali collegamenti con altri casi irrisolti di donne scomparse, gli investigatori hanno recuperato reperti mai analizzati che potrebbero rivelarsi utili. «Credo che ci sia ancora molto da fare», ha dichiarato l'avvocato Francesco Filograsso, legale della madre di Imane. «Lo sosteniamo da tempo: diverse persone sono rimaste nell'ombra nei precedenti accertamenti». Una nuova pista che potrebbe finalmente contribuire a fare luce su uno dei misteri irrisolti più inquietanti della cronaca toscana. Lo scrive la Nazione.
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