Si chiude con una raffica di assoluzioni il processo d'appello sul caso Coingas, il terremoto giudiziario e politico che nel 2019 aveva scosso Arezzo. La Corte d'Appello di Firenze ha infatti assolto tutti gli imputati ancora coinvolti nel procedimento, ribaltando in parte il verdetto di primo grado e confermando le precedenti assoluzioni per altri protagonisti della vicenda.
Tra le decisioni più significative c'è l'assoluzione dell'ex sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli dall'accusa di favoreggiamento della corruzione. Assolto anche l'avvocato fiorentino Pier Ettore Olivetti Rason, inizialmente condannato in primo grado per peculato, così come l'ex consigliere comunale Roberto Bardelli e l'ex amministratore di Multiservizi Luca Amendola. Restano inoltre confermate le assoluzioni già pronunciate dal Tribunale di Arezzo nei confronti dell'ex presidente di Estra, oggi alla guida di Leonardo Spa, Francesco Macrì, e del commercialista cortonese Marco Cocci.
Particolarmente rilevante la posizione di Olivetti Rason. L'accusa di peculato è stata infatti riqualificata in appropriazione indebita e dichiarata improcedibile per assenza di querela. «La Corte d'Appello ha accolto ciò che abbiamo sempre sostenuto – ha spiegato il suo difensore, l'avvocato Antonio D'Avirro –. Coingas non poteva essere considerata un soggetto incaricato di pubblico servizio, poiché non svolgeva alcuna attività produttiva. Venendo meno questo presupposto, è venuto meno anche il reato di peculato».
Soddisfazione è stata espressa anche dall'avvocato Marco Manneschi, legale di Luca Amendola: «Si scrive la parola fine di un'annosa vicenda. È stata ripristinata la realtà dei fatti». La Procura di Arezzo aveva impugnato tutte le assoluzioni emesse in primo grado e chiesto una condanna più severa nei confronti di Ghinelli, oltre alla conferma della responsabilità di Olivetti Rason.
Nonostante il pubblico ministero avesse preso atto della prescrizione per alcune contestazioni rivolte ad Amendola e Bardelli, i giudici della Corte d'Appello fiorentina, presieduta da Alessandro Mugnaini, sono entrati nel merito delle accuse pronunciando nei loro confronti la formula assolutoria più ampia: «perché il fatto non sussiste». Una decisione che cancella definitivamente anche l'ipotesi del presunto «patto corruttivo» legato alla nomina di Amendola alla guida di Multiservizi.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni, ma il verdetto pronunciato a Firenze segna già il capitolo conclusivo di una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi anni nel panorama politico aretino. Lo scrive la Nazione.
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