Dai milioni annunciati negli anni agli errori di progettazione che hanno bloccato i lavori. Il Tribunale parla di condizioni «inumane» e la Consulta deciderà a settembre

Lavori annunciati e mai completati, finanziamenti promessi, cantieri bloccati e perfino errori di progettazione. La storia recente del carcere di Sollicciano è un susseguirsi di interventi rimasti sulla carta, mentre le condizioni della struttura continuavano a peggiorare fino ad arrivare al sequestro di sette sezioni disposto dalla magistratura.

Uno dei capitoli più significativi risale al gennaio 2022, quando l'allora ministra della Giustizia Marta Cartabia visitò il penitenziario insieme al sindaco Dario Nardella annunciandone il «rilancio». Sul tavolo c'erano 11 milioni di euro: 7 stanziati dal Ministero della Giustizia e altri 4 dalla Regione Toscana. Il piano prevedeva efficientamento energetico con pannelli fotovoltaici e nuovi infissi, sistemi di videosorveglianza e anti-scavalcamento, nuovi campi sportivi, il rifacimento delle docce, la ristrutturazione del teatro e della chiesa del reparto femminile e il recupero delle aree più degradate.

A distanza di anni, però, gran parte di quegli interventi non ha mai prodotto risultati concreti. Lo scorso anno il sottosegretario Andrea Delmastro aveva annunciato ulteriori 7,5 milioni di euro per opere di ristrutturazione, senza però specificarne nel dettaglio la destinazione.

A fotografare la gravità della situazione è stato, tre mesi fa, il Tribunale di Sorveglianza di Firenze. In un'ordinanza di 18 pagine firmata dall'allora presidente Marcello Bortolato, oggi alla guida della Sorveglianza di Milano, i giudici hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale sulle condizioni di vita all'interno del carcere fiorentino. Una realtà fatta di topi, cimici, scarafaggi, muffa e infiltrazioni, tanto da spingere la Corte Costituzionale a pronunciarsi il prossimo 22 settembre sul tema delle condizioni detentive ritenute incompatibili con il principio di umanità.

A innescare il procedimento erano stati gli avvocati Michele Passione e Nicola Muncibì, che avevano presentato il reclamo per conto di un detenuto marocchino condannato a 22 anni di carcere, denunciando una «documentata condizione di indecente illegalità».

L'aspetto più clamoroso riguarda però proprio i lavori di manutenzione straordinaria. Secondo quanto ricostruito dai magistrati, la ristrutturazione delle facciate e delle coperture, già avviata, si è fermata nel 2023 a causa di un errore progettuale. «Le facciate oblique sono state trattate come pareti verticali e quindi non impermeabilizzate come previsto per i soffitti», scrivono i giudici. Un errore che ha contribuito ad aggravare i problemi strutturali e che provoca allagamenti delle sezioni detentive anche in presenza di eventi meteorologici di lieve entità.

Solo il reparto femminile è stato interessato da interventi conclusi, definiti però dagli stessi magistrati «non risolutivi». Nel frattempo il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha annunciato più volte la ripartenza dei lavori per facciate, coperture e adeguamento dei servizi igienici, compresa la predisposizione dell'acqua calda nelle celle.

I tempi, tuttavia, restano lunghissimi. La procedura per la nuova progettazione esecutiva è stata avviata, ma il cronoprogramma prevede circa 55 mesi di lavori, escluso il collaudo finale. «Un tempo di almeno quattro anni», osserva il Tribunale di Sorveglianza, tale da rendere di fatto inutile anche la nomina di un commissario ad acta, che non potrebbe incidere concretamente sulla velocità degli interventi.

Nel frattempo, mentre si susseguono annunci e promesse, Sollicciano continua a rappresentare una delle emergenze più gravi del sistema penitenziario italiano: un carcere in cui il degrado non è più soltanto una denuncia, ma una realtà certificata dalle aule di giustizia. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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