L'ex gelataio di Omegna contesta l'operato della Procura fiorentina denunciando un presunto accanimento: "Mi sono avvalso del silenzio perché avverto ostilità fin dal primo giorno".

Colpo di scena nel corso dell'udienza dibattimentale a Firenze che vede imputato Salvatore Baiardo. L'uomo, storicamente ritenuto vicino ai fratelli Graviano, ha preso la parola davanti al collegio del tribunale per annunciare formalmente l'intenzione di avvalersi della facoltà di non rispondere per l'intera durata del procedimento. Baiardo si trova attualmente alla sbarra nel capoluogo toscano con le pesanti accuse di favoreggiamento personale, aggravato dall'agevolazione mafiosa, e di calunnia ai danni del giornalista televisivo Massimo Giletti e dell'ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. Al termine della seduta, l'imputato ha espresso profondo rammarico, motivando la sua scelta con una presunta e costante ostilità che la Procura di Firenze avrebbe manifestato nei suoi confronti sin dalle prime battute dell'inchiesta.

Davanti alla corte presieduta dal giudice Anna Favi, l'ex gelataio di Omegna, assistito dai legali di fiducia Roberto Ventrella e Luca Bellezza, ha parlato apertamente di un vero e proprio accanimento giudiziario e personale. Nel corso delle sue dichiarazioni spontanee, Baiardo ha ripercorso i momenti drammatici legati al suo arresto, avvenuto a metà dicembre del 2024, descrivendo l'angoscia vissuta per il distacco dalla compagna e dall'anziana madre novantenne. L'imputato ha lamentato il fatto di essere rimasto per diverse settimane in totale isolamento informativo, riuscendo ad avere un contatto telefonico diretto con la famiglia soltanto a fine febbraio del 2025 e vivendo nel costante timore che i difensori gli nascondessero eventuali ritorsioni o problemi di salute dei congiunti per non destare in lui ulteriore preoccupazione.

Nonostante le dure recriminazioni sul trattamento iniziale ricevuto durante la custodia cautelare, Baiardo ha risposto a una precisa domanda del presidente del collegio giudicante, confermando di non riscontrare, allo stato attuale delle cose, alcun tipo di anomalia o problematica legata alle comunicazioni telefoniche dalla struttura in cui si trova ristretto in regime di arresti domiciliari. Il tono delle dichiarazioni si è poi spostato sul confronto con le altre esperienze giudiziarie vissute nel corso degli ultimi decenni. L'imputato ha tenuto a precisare come, a partire dal lontano 1997 e persino sotto la direzione dell'allora procuratore capo Piero Luigi Vigna, l'atteggiamento difensivo sia sempre stato improntato alla massima collaborazione e al rispetto dei magistrati requirenti.

A dimostrazione di questa tesi, Salvatore Baiardo ha citato un recente interrogatorio avvenuto a fine settembre dello scorso anno negli uffici della Procura della Repubblica di Palermo. In quell'occasione, a dire dell'imputato, il colloquio con gli inquirenti siciliani si sarebbe concluso in brevissimo tempo e in un clima di reciproca distensione, suggellato da una stretta di mano finale e da ampie rassicurazioni sulla chiarezza delle dichiarazioni appena rilasciate. Una situazione radicalmente opposta, secondo la versione difensiva, rispetto all'atmosfera respirata nelle stanze giudiziarie fiorentine, considerate non idonee a garantire la serenità necessaria per un esame approfondito. Da qui la decisione irrevocabile di trincerarsi dietro il silenzio processuale per tutta la durata del dibattimento in Toscana.

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