Il direttivo dei penalisti fiorentini commenta la decisione del gip: "Un cambio di passo imposto dall'inerzia della Pubblica Amministrazione dopo anni di denunce sul degrado della struttura".

Il clamoroso sequestro preventivo di ben sette sezioni del carcere di Sollicciano, disposto dal giudice per le indagini preliminari di Firenze a causa delle condizioni fatiscenti di celle e spazi comuni, ha incassato il duro e argomentato commento della Camera Penale di Firenze. Attraverso una nota ufficiale, il direttivo dei penalisti fiorentini ha definito l'iniziativa della magistratura come un significativo e inequivocabile cambio di passo nell'approccio alle storiche problematiche del sistema penitenziario cittadino. Secondo gli avvocati, un provvedimento di tale portata e gravità si è reso purtroppo indispensabile e inevitabile a causa della prolungata e colpevole inerzia dimostrata dalla Pubblica Amministrazione, che negli ultimi anni non ha saputo porre rimedio alle condizioni materiali della detenzione e alla scarsa sicurezza dei luoghi di lavoro in cui operano quotidianamente gli agenti di polizia penitenziaria e gli educatori.

La Camera Penale ha ricordato come la situazione di gravissimo degrado strutturale e igienico-sanitario all'interno dell'istituto fiorentino fosse nota da moltissimo tempo, costantemente documentata e portata alla luce dai resoconti dei detenuti, dalle battaglie dei difensori, dalle ispezioni degli organismi di garanzia e dall'incessante opera delle associazioni del terzo settore impegnate nella tutela dei diritti umani. Per troppi anni queste denunce accorate sono rimaste inascoltate o relegate ai margini dell'agenda politica, senza che ne derivassero mai interventi di manutenzione straordinaria adeguati, coordinati e tempestivi. L'azione della magistratura fotografa quindi un punto di non ritorno formale per la gestione della struttura edilizia carceraria.

Nonostante il giudizio positivo sulla necessità di ripristinare la legalità degli spazi, i penalisti fiorentini non nascondono una forte preoccupazione per le immediate e pesanti ripercussioni concrete che questa chiusura forzata comporterà sulla pelle dei reclusi. La soluzione attuale, ancorché imposta dall'urgenza giudiziaria, obbligherà infatti l'amministrazione penitenziaria a disporre il trasferimento di massa di decine di detenuti verso altre strutture carcerarie, spesso fuori regione. Questa diaspora forzata provocherà inevitabili ricadute negative sulla vita dei ristretti, compromettendo drammaticamente il mantenimento dei rapporti affettivi e familiari a causa delle distanze geografiche e interrompendo bruscamente i percorsi educativi e trattamentali di reinserimento sociale faticosamente avviati a Firenze.

In conclusione, a prescindere da quelli che saranno i futuri sviluppi e le valutazioni prettamente tecniche della vicenda processuale, il Direttivo della Camera Penale auspica che questo drastico intervento della magistratura possa agire da definitivo elettroshock per l'opinione pubblica e la politica. L'augurio espresso è che si innalzi finalmente il livello di attenzione delle istituzioni nazionali e locali verso le condizioni reali di vita negli istituti penitenziari, sbloccando stanziamenti e cantieri per interventi strutturali non più rimandabili. I penalisti fiorentini hanno ribadito che continueranno a vigilare con estrema attenzione sull'evoluzione del caso, confermando il proprio impegno sul campo a difesa della dignità della persona, sia essa reclusa o lavoratrice all'interno dei confini di Sollicciano.

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