Capocannoniere della Serie A con il Bari, simbolo di Livorno e uomo di grande umanità. Da mesi combatteva contro un tumore

AGGIORNATA - Domani alle 18 la salma di Igor Protti sarà allo stadio Armando Picchi di Livorno, il teatro di tante battaglie che lo hanno visto protagonista con la maglia amaranto a suon di gol in serie A, B e C. Lo ha detto Luca Salvetti, sindaco di Livorno, sentita la famiglia. Il Comune si sta preparando anche a proclamare il lutto cittadino.

"Un dolore immenso per me, per l'intera città di Livorno e per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo anche per un solo minuto. Ciao Igor" le parole del primo cittadino su Fb.

------------------------------------------------------------------------------------------


AGGIORNATA
- "Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale". È l'ultimo messaggio di Igor Protti, pubblicato dalla famiglia su Instagram: "Ha voluto lasciarvi questo saluto che come da sua volontà condividiamo". "Difficile provare parole che possano spiegarlo - prosegue Protti -, l'unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l'affetto e l'amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio".

-----------------------------------------------------------------------

Si è spento a 58 anni Igor Protti, uno degli attaccanti più amati del calcio italiano. Da mesi stava combattendo contro un tumore scoperto in fase avanzata e affrontato con la consueta sincerità che lo ha sempre contraddistinto. Era stato lui stesso a raccontare pubblicamente la malattia, condividendo con tifosi e amici le tappe di una battaglia difficile che negli ultimi mesi si era aggravata.

Nato a Rimini nel 1967, Protti aveva mosso i primi passi nel calcio professionistico con il Rimini allenato da Arrigo Sacchi, prima di emergere con la maglia del Messina. La consacrazione arrivò a Bari, dove nella stagione 1995-96 realizzò 24 reti laureandosi capocannoniere della Serie A insieme a Giuseppe Signori, un'impresa storica considerando che il Bari concluse quel campionato con la retrocessione. Ancora oggi Protti resta l'unico giocatore ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A con una squadra retrocessa.

Dopo l'esperienza al Bari vestì le maglie della Lazio, del Napoli e della Reggiana, ma fu soprattutto a Livorno che costruì il capitolo più intenso della sua carriera. Con i labronici, diventati la sua seconda famiglia, scelse addirittura di scendere in Serie C1 per guidare la risalita del club. In coppia con Cristiano Lucarelli trascinò il Livorno fino alla Serie A, entrando definitivamente nel cuore dei tifosi amaranto, che lo ribattezzarono "Lo Zar".

La sua grandezza, però, andava oltre il campo. Uomo generoso e sensibile, si dedicò spesso ad attività benefiche e sociali, partecipando anche a progetti teatrali con persone affette da disabilità psichiche. Per questo è stato amato ovunque abbia giocato: da Rimini a Messina, da Bari a Livorno. Un affetto testimoniato negli ultimi mesi dagli striscioni, dai messaggi e dalle manifestazioni di vicinanza arrivate da tifoserie di tutta Italia.

Tra i tanti ricordi lasciati da Protti resta anche il legame profondo con il padre Flavio, scomparso poco prima che lui raggiungesse il successo in Serie A. «Il rimpianto più grande è stato essere arrivato in A dopo la morte di mio padre, che ha sempre creduto in me», raccontò in una delle sue interviste più toccanti.

Con la sua scomparsa il calcio italiano perde un bomber straordinario, ma soprattutto una persona autentica, capace di farsi voler bene ben oltre i gol segnati. Un uomo che, come pochi altri, è riuscito a lasciare un segno indelebile nelle città e nelle persone che hanno incrociato il suo cammino.



Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies