Beneduci: 'Non si può scaricare fallimento del sistema sulla polizia penitenziaria'

"I direttori dei penitenziari vanno riportati alle loro responsabilità. Troppi trattamenti inumani e troppe recidive", "chi dirige il carcere parla ogni giorno di rieducazione dei detenuti, ma forse è arrivato il momento di rieducare anche i direttori alla responsabilità. Quando un istituto produce trattamenti inumani, degrado, abbandono e recidiva, non siamo davanti a una fatalità: siamo davanti al fallimento di chi lo governa". Lo dichiara Leo Beneduci, segretario generale dell'Organizzazione sindacale autonoma di Polizia Penitenziaria (Osapp), commentando il sequestro di reparti del carcere di Firenze Sollicciano e le criticità emerse a quello di Prato-Dogaia "dove il riconoscimento di trattamenti inumani e degradanti conferma che la crisi non è episodica, ma sistemica".
     
Per l'Osapp serve "introdurre una nuova fattispecie penale a carico di chi, pur avendo poteri di direzione, vigilanza e intervento, consente il protrarsi di condizioni detentive inumane o degradanti". "Serve un reato proprio per direttori d'istituto, vertici provveditoriali e vertici dipartimentali che, a fronte di condizioni conosciute, documentate, denunciate o accertate, omettano di attivarsi per rimuoverle - indica Beneduci - Non basta dire che mancavano i fondi. Non basta dire che il problema era noto. O inviare una relazione. Chi dirige deve impedire che il carcere scivoli nell'indecenza. Se non lo fa, deve rispondere penalmente".

     
"Si continua a parlare di sovraffollamento, edilizia penitenziaria, carenza di personale e scarsità di risorse, tutto vero - afferma Beneduci - Ma c'è un punto che nessuno vuole affrontare: il carcere ha una direzione. Ha vertici. Ha provveditori. Ha un Dipartimento. Ha persone che firmano, dispongono, classificano, trasferiscono, organizzano, segnalano o non segnalano, intervengono o non intervengono. E quando il carcere diventa un luogo inumano, qualcuno deve rispondere". Per Beneduci, "trattamenti inumani e recidiva sono due facce dello stesso fallimento. Se il carcere non garantisce dignità, igiene, salute, spazio, relazioni minime e condizioni elementari di vita, non può rieducare nessuno. Se una persona entra in carcere e ne esce peggiore, più fragile, più rabbiosa, più marginale, allora il sistema ha fallito. E il fallimento non può essere scaricato sempre sulla Polizia Penitenziaria o sul sovraffollamento".
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